Storie diverse quelle di Rinascente, Capuccino e Moody ma con un epilogo comune: chiusura e perdita di posti di lavoro. Sia chiaro che la politica con queste vicende non c’entra nulla (tranne magari che oggi le foto della campagna elettorale con gli imprenditori falliti non sono più così gettonate) ma il rapido cammino di Genova verso il suo essere meraviglioso incontra parecchi ostacoli. Tre vicende che raccontano come non basti essere fighi, aggressivi e sbrigativi per risalire la china ma servano programmi a lungo termine e, nel caso delle attività commerciali, rendersi conto che senza una stabilità sociale ed economica potranno anche aprire nuove attività, ma il numero di quelle che chiuderanno o falliranno è destinato ad aumentare. E magari, quando si parla di imprenditori, non inchinarsi sempre davanti allo scintillio del primo successo, ma cercare di guardare un po’ più a fondo, un po’ più in là…

1 COMMENTO

  1. Nessuno dei tre esercizi commerciali, evidentemente hanno saputo fidelizzare la clientela. Personalmente, pur lavorando accanto, li ho sempre ritenuti: 1) fuori mercato come prezzi, 2) personale decisamente scortese, salvo rarissime eccezioni, 3) conseguenza dei punti 1) e 2) l’atteggiamento, nei rapporti con la clientela, era di una certa dose di sufficienza e spocchia, come se subire la loro detestabile presenza sul territorio, fosse un diritto inalienabile, cosa che non è stato. Dispiace per i posti di lavoro, ma per galleggiare oggi ci vuole sacrificio, umiltà e preparazione, doti che evidentemente non albergavano all’interno dei suddetti esercizi. Ce ne faremo una ragione. Io mi porterò (come ho fatto da un poco di tempo) il pranzo da casa e lo consumerò seduto all’aperto nei giardini, come si usa a Londra.

LASCIA UN COMMENTO