Se sulla tastiera del vostro telefonino cercate fra gli emoji troverete varie schermate di bandiere, forse quelle di tutti i paesi del mondo, non ci siamo messi lì a contarle e controllarle. Chi ha qualche anno in più ricorda anche le bandiere all’inizio dell’Atlante della De Agostini. Erano tantissime ma oggi i millennials ne hanno molte di più perché tanti paesi si sono frantumati e sono nate altre nazioni. Piaccia o meno è andata così, è la Storia. Ma a molti, nelle regioni, nelle città, nei quartieri, non bastano le nuove nazioni e così si inventano nuove bandiere o si tirano fuori dagli armadi della Storia vecchie bandiere che comparivano solo nei libri, nei dipinti, oppure appiccicate sull’armatura di qualche improbabile guerriero nelle rievocazioni storiche (a proposito anche quelle sono proliferate peggio dei virus negli ultimi anni).
E a ben pensarci il mondo che forse avevano in mente i ragazzi morti durante la Resistenza era un mondo senza bandiere. Ed oggi, essere ancora costretti a sventolarle mentre i valori che rappresentano dovrebbero essere scontati e metabolizzati in ognuno di noi senza necessità di esternarli, significa che ci sono dei virus durissimi a morire: e agitare forte una bandiera può comunque servire per provare a debellarli.

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