“Nel mio stabilimento balneare entra anche chi non paga. Certo che entra e può andare al mare”. E se le chiede di leggere la copia di giornale comprata dal bar? “Certo che lo lascio”. Anche se non compra nemmeno il caffé? “Certo”. Ma se vuole andare gratis perfino in bagno o fare la doccia? “Ci va, ovvio. Può anche giocare con i nostri racchettoni”, Simone Battistoni, presidente per l’Emilia Romagna del Sib (Sindacato Italiano Balnerari) racconta così il suo lavoro di imprenditore balneare a Cesenatico. Aggiunge: “Questa estate saremo aperti, è una responsabilità morale. Noi siamo concessionari di spazi pubblici ed è doveroso offrire un servizio”.

Sarà un’estate molto dura per i gestori di balneari: poca gente, le spese sostenute per attrezzare le spiagge e quelle per ricostruire gli stabilimenti dopo le mareggiate (in media 50-100mila euro). Intere famiglie sono appese alla sorte degli stabilimenti. Non bisogna dimenticarlo.

Però quelle parole di Battistoni fanno riflettere noi liguri: in Emilia si ricordano che esiste un diritto per tutti – anche chi non ha 10 euro al giorno, se va bene, da spendere per fare il bagno – raggiungere la spiaggia per fare il bagno. Non dimenticano che esiste una legge che garantisce questo diritto. PERCHE’ IL MARE E’ DI TUTTI. Chiunque può entrare dal cancello di uno stabilimento e andare fino al SUO mare. I gestori in Emilia e in tante altre regioni non campano tanto su questo, ma piuttosto sugli ombrelloni, le sdraio, soprattutto su servizi che sanno aggiornare e inventare ogni anno adeguandosi ai desideri dei clienti: “Nel mio stabilimento facciamo lezioni di yoga, massaggi, mille cose”, spiega Battistoni.

Certo, in Emilia la costa e il turismo sono diversi. Ci sono quasi venti milioni di presenze ogni anno. Ma forse il segreto è proprio questo: aprire il mare, inventare ogni estate offerte nuove. E questa crisi terribile potrebbe essere anche altrove l’occasione per rinnovare.

E in Liguria cosa succede?

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