Immigrati, giocare sulla loro pelle

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di Alessia Traverso*

Emergenza ed estate. Si ricomincia. I protagonisti sono molti: le guerre e chi le arma, l’Europa trincerata nel suo castello di disumanità, i cittadini che accolgono e quelli che rifiutano. Sì, forse sono anche i migranti, gli ultimi… Sicuramente quelli senza diritto di scelta, come a Ventimiglia e a Genova oggi, nella nostra Liguria colpita dal degrado, da loro e per colpa loro…o forse per colpa d’altri? E’ facile sentirsi vittime offese ed invase, è facile continuare a dare fittizie soluzioni al problema, senza considerare dove e come questo si sposterà e si trasformerà magari in tragedia umana.

Ancora una volta sento il dovere di schierarmi dalla parte degli ultimi ed esprimere rabbia e incredulità verso tutti quelli che continuano a chiamarla emergenza, nascondendosi dietro a una parola che amplifica solo la percezione di questa realtà umana come problema. Nessuno che veramente la metta a sistema per fornire una risposta di più ampio respiro. Facile, tanto è emergenza.

A metà maggio il ministro degli Interni ha scelto per Ventimiglia la sua soluzione: quella dello sgombero. Ha scelto e così si fa, ma nessuno sembra preoccuparsi né del dove né del come (temi che dovrebbero almeno scatenare l’indignazione dei cittadini del no). Per noi la preoccupazione è soprattutto legata al chi. Chi sono queste persone? Come mai vogliono passare il confine? Chi li aspetta dall’altra parte? Parenti, amici? Prospettive di vita migliore? Nulla viene tenuto in considerazione. Si sale sugli autobus, per forza. Senza possibilità di ribattere a meno di non incorrere in problemi più seri.

Arrivano nella seconda protagonista di questa storia, quella Genova in cui noi di Ponti Migranti come molti altri abbiamo l’opportunità di essere testimoni diretti. Cinquanta ragazzi provenienti da diversi paesi, cinquanta storie, cinquanta rabbie diverse e ben più giustificate delle nostre arrivano in una città impreparata, come per la grandinata improvvisa di qualche giorno fa. Sì, perché Genova fa parte di questo mondo in cui sembra sempre emergenza imprevedibile a priori e per cui non c’è struttura nè organizzazione pronta a reggere il colpo. Non credo per colpa loro, ma a causa della mancanza di un piano di risposta alle crisi umanitarie calato dall’alto. Ed ecco che ancora una volta la nostra città sta in piedi grazie all’intervento dei volontari, come per ogni alluvione che ci ha colpiti, come un anno fa per l’apertura raffazzonata di strutture di accoglienza che piano piano iniziano a camminare da sole.

Io però ho una fiducia diversa da quella di Giuseppe De Mola, civil society officer per Medici Senza Frontiere, che trova nell’attivismo la soluzione. Sono convinta che la cittadinanza attiva passi e debba passare oggi da proposte concrete di risposte alternative rivolte alle istituzioni, e in collaborazione con esse, a partire dal censimento delle strutture inutilizzate o delle associazioni impegnate sul campo; basta organizzarsi prima dell’inizio di quella che è ormai riconosciuta come la stagione degli sbarchi. E se non siamo in grado di creare i corridoi umanitari, almeno rispondiamo sul nostro territorio in modo che si possa evitare l’emergenza, l’indignazione e lo scandalo ogni volta.

Affianco a queste idee e progetti che verranno proposti durante il tavolo di lavoro previsto per l’8 giugno, cui parteciperanno diversi enti coinvolti, come responsabile del comitato Ponti Migranti – Left Lab Genova e come cittadina libera non mi tiro indietro dal mio contributo attivo dove i migranti verranno provvisoriamente ospitati.

Ogni azione ha delle conseguenze che devono essere valutate. E questa valutazione deve essere eseguita per tempo, stimando i numeri, analizzando i dati, servendosi della statistica, della sociologia, dello studio dell’attualità e dei flussi migratori prima che i giochi siano fatti. Giochi sulla vita delle persone e sui diritti umani, troppo spesso stracciati.

* Alessia Traverso è responsabile del comitato Ponti Migranti nell’Associazione Left Lab Genova

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