“Via codice degli appalti, via gare europee, via controlli paesaggistici, via certificati Antimafia, via tutto. Almeno per due anni. Ci sono gruppi affidabili e lavori da fare: partano subito. Serve un modello di ricostruzione post bellico. Rischi? Ci sono e terremo la guardia alta, ma il coronavirus ha alzato la soglia di moralità, la gente ha capito che le cose vanno fatte bene e che le leggi vanno rispettate. Io mi fido”.

Così dice Giovanni Toti, presidente della Regione. Proviamo a capire perché questa proposta può essere tanto rischiosa per la Liguria. Certo, c’è, tanto per cominciare, la preoccupazione espressa da Francesco Merloni, presidente dell’Anac (Autorità Nazionale Anti-corruzione): la ricostruzione del ponte era “un intervento tutto sommato ‘semplice’, un ponte, sullo stesso tracciato di prima e su cui c’era già un progetto a disposizione. Il commissario, che gode di poteri assoluti, ha scelto personalmente le aziende, senza alcun confronto. Ovvio che funzioni. Oggi stiamo parlando di dimensioni e di ambiti di intervento assolutamente più ampi”.

Merloni non è stato tenero: “Non so con quale coraggio…”, si è chiesto a proposito di chi sostiene l’inutilità della certificazione antimafia.

Insomma, c’è il pericolo che i soldi destinati agli appalti finiscano nella mani sbagliate: prima di tutto siano destinati ad appalti ad alto rischio di corruzione e di infiltrazioni mafiose. In una regione come la Liguria dove le mafie hanno messo radici senza che la politica le abbia mai contrastate con energia adeguata (dagli appalti, appunto, alla selezione della classe dirigente e dei candidati).

Appalti realizzati da ditte ‘sbagliate’, ma anche appalti ‘sbagliati’. Perché ormai è abbastanza chiaro che in Liguria si è perseguito da tempo – da prima della giunta Toti – un modello di sviluppo basato sul costruire, sempre e comunque. Un modello che arricchisce pochi, ma finisce per impoverire la maggioranza degli abitanti. Spendere, purché sia. Senza seguire un disegno, senza scegliere progetti di qualità. Senza un’idea del futuro.

Toti si fida. Ma noi ci fidiamo? E, domanda di fondo, ci si può fidare di Toti? Una domanda che bisogna porsi nei confronti di chi governa. Sempre.

Ma cancellare i vincoli per gli appalti nasconde altri enormi rischi. Tanto per cominciare per la sicurezza sul lavoro. Imprese che presentano minori garanzie di rispetto della legalità offrono spesso anche minori garanzie di sicurezza per i lavoratori. Tutela dagli infortuni e tutela economica (sono fin troppi i casi di imprese che svaniscono nel nulla lasciando i lavoratori con le tasche vuote).

Non solo: via certificati paesaggistici, dice Toti. Una frase che fa tremare i polsi, che abbiamo già sentito troppe volte. Sono le parole che spalancano le porte al ‘partito del cemento’ che oggi si schiera armi e bagagli con Toti. Ma in Liguria ormai abbiamo capito gli effetti della cementificazione. C’è la devastazione dell’ambiente, ma anche un impoverimento della nostra regione. Il cemento allontana il turismo che ci garantisce il 15 per cento del pil. Di più: cementificare significa far perdere ogni valore agli immobili già esistenti. Insomma, per farla breve: ci sono più case che abitanti, chi ha risparmiato tutta la vita per comprarsi un appartamento rischia di vedere perdere ogni valore ai propri beni.

Non solo. Regole precise negli appalti sono un presupposto essenziale nella lotta contro le alluvioni e il dissesto idrogeologico. Ci siamo già dimenticati delle alluvioni di pochi anni fa?

Ma c’è un rischio più insidioso e meno evidente: cancellare vincoli e regole per gli appalti è la ricetta migliore per far nascere un nuovo nucleo di potere.

Ormai è chiaro: Toti – che non è ligure, né ha particolari legami ideali o affettivi con la nostra terra – aveva scelto la Liguria come approdo momentaneo in attesa di sbarcare a Roma, magari come leader del centrodestra. Era il 2015, il vento gli soffiava in poppa. Toti passava buona parte della settimana a Roma. Da allora ha sbagliato tante mosse. La poltrona di presidente della Regione per lui è diventata l’ancora di salvezza (e lo stipendio).

Così Toti e il suo sistema di potere hanno cominciato a mettere radici sempre più profonde. A cercare sostenitori e finanziatori ( https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2020/01/22/soldi-allassociazione-di-toti-alert-di-bankitalia-in-procura/5681293/ ). Basta scorrere l’elenco dei finanziatori del Governatore per fare una scoperta: si trovano i Gavio che già strizzavano l’occhio a chi ha guidato la Liguria prima di Toti. Quei Gavio che hanno interessi nel mondo delle autostrade – vedi la cessione di Autofiori – così come in quello del porto e in Carige. Ma trovi anche Aldo Spinelli che di nuovo ha mosso pedine essenziali nelle partite del porto e in quella di Carige. Lo stesso Spinelli che era uno dei simboli dell’abbraccio tra potere economico e politico ai tempi della Liguria ‘rossa’. Per non parlare degli imprenditori che devono costruire opere importanti come l’ospedale di La Spezia (gli stessi già impegnati nella nuova versione de L’Unità).

E che dire poi del panorama dell’informazione? Dalla Regione di Toti sono arrivati importanti finanziamenti a progetti di Primo Canale, emittente televisiva decisiva nella formazione della pubblica opinione in Liguria.

Sono cambiate le maggioranze, ma tante figure chiave del potere in Liguria sembrano sempre le stesse. Cambiano le bandiere, ma non i protagonisti.

Di più: Toti ha perseguito gli stessi obiettivi, con ben maggiore pervasività. Pensiamo, appunto, all’ambiente. Toti ha avviato un piano casa molto più devastante di quello precedente. E’ arrivato a tagliare i parchi regionali e a rifiutare l’opportunità di creare il parco nazionale di Portofino che avrebbe portato in Liguria almeno 20 milioni di finanziamenti ogni anno.

Per non dire della sanità. Se prima si era socchiusa la porta alla privatizzazione, Toti l’ha spalancata. Arrivando addirittura a proporre la privatizzazione di diversi ospedali del Ponente. Uno smantellamento del sistema sanitario pubblico di cui l’epidemia di coronavirus ha dimostrato gli enormi rischi. E Toti, dati alla mano, non ha molto di cui vantarsi riguardo al contenimento del contagio e alla percentuale di mortalità.

Ecco il vero rischio della volontà di Toti di eliminare lacci e lacciuoli agli appalti: chi comanda in Liguria rafforzerà il proprio potere.

Il TOTISMO diventa sistema. E molte delle figure chiave sono le stesse che dominavano la scena in passato. Una classe dirigente che ha avuto come obiettivo soprattutto la propria preservazione e ha portato la Liguria verso il declino.

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