di Stefano Camisasso, Alfredo Perazzo e Mauro Solari

Per migliorare il trasporto pubblico nel Ponente cittadino, da diversi anni è attesa la realizzazione del cosiddetto Nodo Ferroviario Genovese, che prevede la quadruplicazione dei binari dalla stazione di Genova Voltri a Genova Principe, la sestuplicazione dei binari tra Principe e Brignole.

Ciò consentirà di utilizzare l’attuale linea ferroviaria litoranea come metropolitana, con un netto miglioramento dei tempi di percorrenza e di attesa. Si otterrebbe quindi l’opportunità di separare il traffico ferroviario regionale dai convoglio a lunga percorrenza e dal trasporto merci. Questo, come facilmente intuibile, porterebbe benefici tra Terralba e Savona sulla litoranea e nella tratta polceverasca.

Il progetto esecutivo prevede una serie di nuove fermate, tra cui quella di Genova Aeroporto col collegamento sia per l’Aeroporto che per il nuovo polo degli Erzelli, dove sono installate alcune grandi aziende e dove è previsto il trasferimento della Scuola Politecnica e dell’Ospedale del Ponente, oltre che alle fermate Palmaro (tra Voltri e Prà), Teglia (tra Bolzaneto e Rivarolo) e la nuova fermata corniglianese in sostituzione dell’attuale.

Il Nodo ferroviario, approvato e completato al 30% circa, è in ritardo di 6 anni sul cronoprogramma iniziale. RFI ha riassegnato i lavori al consorzio COCIV includendo l’intervento nell’ambito del Terzo Valico, senza alcuna gara. La data prevista di consegna delle opere civili è il 2023. Successivamente RFI dovrà provvedere all’infrastrutturazione della stessa (posa binari e linea elettrica, segnalamento), con entrata in esercizio nel 2024.

Criticità

L’attuale contratto di servizio, rinnovato senza gara tra Regione Liguria e Trenitalia nel 2018, con scadenza al 2033, non prevede un piano d’esercizio del nuovo nodo ferroviario. 

Il rischio di avere un’opera, di valenza regionale, pronta ,ma scarsamente utilizzabile è concreto.

Nei fatti quindi rischiamo di avere un’opera pronta e fondamentale non solo per Genova, ma non utilizzabile. Infatti tecnicamente l’opera pronta nel 2024-5 non sarà armata  perché trascurata nel citato contratto di servizio. Servirebbe quindi un addendum al contratto stesso ma alla data odierna non vi e’ traccia di alcuna interlocuzione tra Regione e Trenitalia.

L’attuale configurazione progettuale, inoltre, non prevede la “metropolitanizzazione” della linea costiera,in quanto le diverse ipotesi sull’esercizio prevendono comunque l’inserimento di tratte con servizio regionale, ben diverso da quello metropolitano per convogli e frequenza.

Inoltre, il collegamento del Porto di Pra’ (non Voltri come ci hanno sottolineato diversi lettori) con la Pianura Padana, sarà possibile solo con il contestuale completamento del nuovo valico: in alternativa, i treni merci, dovranno invertire la marcia presso Sampierdarena con un aggravio di tempo e costi.

Evolutive auspicabili

Precedentemente descritto, occorre prevedere quanto prima un esercizio di valenza metropolitana tra Voltri e Terralba, attraverso un’auspicabile piano d’esercizio che comprenda:

  • Nuove fermate previste nel PUC genovese ma non riportate nel progetto RFI, quali Terralba, Forni/Campi, ripristino della fermata Cornigliano, Bressanone/Sestri Ovest, Multedo, Pegli Lido;
  • Nuovi convogli di tipo metropolitano, ben diversi dagli attuali regionali per configurazione interna e configurazione meccanica (treni a potenza distribuita);
  • Frequenze da metropolitana, comprese tra i 6’ ed i 10’.

Con questa configurazione il 70% in più dei cittadini genovesi sarebbero attratti dal servizio: il traffico veicolare che congestiona le vie del Ponente cittadino risulterebbe drasticamente ridotto per via di una mobilità urbana finalmente efficiente e confortevole, a differenza dell’attuale servizio su gomma, lento e poco appealing.

Sarebbe inoltre auspicabile anche la quadruplicazione dei Binari da Brignole a Pieve Ligure, come previsto dal PUC.

Conclusioni

Quest’opera misteriosamente, però non appassiona, non vediamo la Classe politica tutta, inquietarsi e reclamare quello che a tutti gli effetti è uno dei cardini su cui si potrebbe fondare il rilancio del Capoluogo. Anche in questi giorni di grande emergenza per il collasso del traffico autostradale  non si sono levate voci dalla istituzioni o da quasi tutti i partiti politici per sollecitarne la conclusione. Molte dichiarazioni a favore della Gronda, ma pochi che si preoccupino di questa fondamentale opera.

4 COMMENTI

  1. Buongiorno. Una doverosa precisazione: il porto di Voltri non esiste… Dal 2014 (quindi non da ieri…) il bacino in questione ha assunto il nome di Bacino portuale di Pra’, inoltre il principale terminalista è il PSA Genova Pra’. Lo scalo ferroviario, indicato nella cartina (ormai obsoleta) che avete allegato si chiama Pra’ Mare.
    Questo perché finalmente è stata riconosciuta l’appartenenza di tali infrastrutture alla delegazione di Pra’, i cui cittadini devono, loro malgrado, subirne tutti i disagi: mi sembra giusto e doveroso riconoscerne almeno la loro identità.
    Ben venga, poi, il miglioramento delle infrastrutture purché però sia preceduto da interventi seri di mitigazione dell’iquinamento acustico e ambientale a cui siamo sottoposti, con particolare riferimento al sestiere di Pra’ Palmaro (che non è un luogo “tra Pra’ e Voltri” ma è parte di Pra’).
    Grazie per l’attenzione

  2. Francamente trasecolo a leggere “Porto di Voltri” quando il porto in questione, uno dei maggiori porti italiani, è il Porto di Pra”, che si trova nel Bacino portuale di Pra” e il cui maggiore terminalista è PSA Genova -Pra’. Vi prego vivamente di procedere alla rapida correzione del testo, per correttezza di informazione. Inoltre la fermata che si auspica a Ponente è la fermata di Pra’-Palmaro, poiché Palmaro è uno dei Sestieri che compongono Pra’. Ricordo che Pra’ è un ex Comune ed ex Delegazione e che si compone appunto di sei Sestieri (Longarello, San Pietro, Borgo Foce, Sapello, Palmaro e Ca’Nova)

  3. Buongiorno. Ho letto con interesse le informazioni qui riportate; devo però segnalarvi un grossolano errore che mi auguro possiate correggere quanto prima. Il porto di Voltri a cui si fa riferimento è in realtà il porto (o bacino portuale) di Pra’. E’ pur vero che per molto tempo il bacino portuale di Pra’ è stato identificato impropriamente ed erroneamente come porto di Voltri e che ogni tanto questa errata denominazione può ancora “scappare” persino a qualche addetto ai lavori ma mi preme di far notare che il porto praese si trova in effetti pressochè interamente davanti all’abitato di Genova-Pra’ e per questo già dal settembre 2014 è stato ufficialmente denominato “Bacino Portuale di Pra’ ” con un decreto dell’Autorità di Sistema Portuale di Genova. Inoltre anche il principale concessionario che opera in detto bacino portuale ha assunto la denominazione di PSA Genova-Pra’. Ed anche il parco ferroviario che nella cartina è indicato come Voltri mare è in realtà il parco ferroviario Pra’ Mare che si trova proprio davanti al sestiere di Pra’ Palmaro ai cui abitanti causa anche notevoli problemi di inquinamento acustico sia di giorno che di notte. Il giusto riconoscimento geografico e toponomastico, il chiamare le cose con il loro nome, è anche un passaggio essenziale per poter condurre la giusta battaglia per attenuare l’impatto ambientale del porto e arrivare ad una equa e reciprocamente rispettosa convivenza tra porto e abitato di Genova-Pra’.

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