Il monte del Diavolo a Sant’Olcese

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di Giovanni Meriana*

Chi si serve del trenino di Casella per arrivare a Genova, quando passa nel territorio di Sant’Olcese trova davanti a sé una montagna diversa dalle altre che fanno corona alla valle. Ha la forma di una corba di roccia rovesciata ed è chiamata monte Tullo. Su quella specie di verruca di roccia coperta di alberi, è nata questa leggenda. Il diavolo aveva fatto cadere una frana di pietre e fango su un paese di una valle alpina, facendo scomparire un intero villaggio e morire i pastori col loro bestiame. Il Buon Dio era molto irritato per quella offesa a gente buona e fedele ai suoi comandamenti e per chiedergli conto del suo operato aveva fatto chiamare alla sua presenza Belzebù: “Hai fatto molto male alla gente buona dei monti”, gli disse, “Gente laboriosa e fedele alle mie leggi. Ora per castigo ti caricherai sulle spalle una corba che contenga la terra e la roccia da te rovesciata giù dalla montagna e la porterai dalle Alpi al mare per rovesciarlo nell’acqua e formare un’isola dove i pescatori possano abitare e guadagnarsi da vivere”. Il diavolo cercò qualche scusa, disse che era impossibile caricarsi sulle palle un pezzo di montagna, ma il Padreterno fu irremovibile e lo costrinse a obbedire. Belzebù si caricò sulle spalle un’enorme cesta di terra e roccia e scese giù dalla montagna. Attraversò senza fermarsi la grande pianura che separa le Alpi dagli Appennini ed entrò in valle Scrivia per raggiungere il passo della Crocetta e da qui il mare. Quando arrivò ad affacciarsi sulla valle di Sant’Olcese nel versante marino, rimase colpito dalla bellezza dei frutteti e degli orti della valle e dallo sfavillio del mare sulla linea dell’orizzonte (anche il diavolo è sensibile alle cose belle della natura) che per guardare quella meraviglia non s’accorse di un macigno che gli sbarrava la strada. Inciampò e rovesciò la corba. Così è nato il monte Tullo. L’erosione selettiva col passare dei secoli ha isolato quella montagna di roccia alpina più dura di quella appenninica, resistente all’erosione degli agenti atmosferici dalla forma di una corba, isolata sui coltivi degli alberi da frutta e ben visibile nello sfondo della valle del Sardorella percorsa dal trenino. Chi conosce questa storia quando la scorge dal trenino su cui viaggia, la indica ai più piccoli con queste parole: “Guardate là il monte del diavolo”.

*Giovanni Meriana è stato professore e assessore alla Cultura del Comune di Genova. E’ autore di molti libri sull’entroterra ligure e, tra l’altro, del romanzo “Pane azzimo”

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