Il mio meccanico, le tasse e l’officina chiusa

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di Marco Preve

Premessa 1) La chiusura dell’officina del meccanico per moto sotto casa mia è una tragedia.
Premessa 2) Chi non paga le tasse dovrebbe finire in galera.
Svolgimento. Chi vive sullo scooter come me e non ha un’Honda sa quale importanza abbia avere un meccanico sotto casa.
Pochi giorni fa, improvvisamente, il mio meccanico mi ha detto che avrebbe chiuso ai primi di agosto. Vado in pensione e a respirare aria buona.

A parte il dispiacere personale è scattato il panico:”Ma qualcuno rileverà la tua officina vero?”. La risposta è stata terribile. No, mi ha spiegato il meccanico, l’officina va bene e ha un ottimo giro di clienti, ci sarebbero anche alcuni giovani disposti a rilevarlo ma potrei chiedere al massimo 10/15 mila euro e sai cosa accadrebbe, mi ha raccontato il mio ormai ex meccanico, accadrebbe che tra tre/ quattro anni l’agenzia delle entrate controllando la mia posizione e accorgendosi che il valore della mia attività era attorno ai 50 mila euro verrebbe da me e sosterrebbe che ho preso soldi in nero, quindi chiudo baracca e arrivederci.
Siamo un paese di santi ed evasori ma uno Stato che dubita a prescindere dei suoi cittadini è una brutta cosa, che rovina il rapporto. Giusto dubitare ma per accusare ci vogliono delle prove. Conosco e sono amico di alcuni funzionari dell’Agenzia delle entrate. Ottime persone, interpreti di uno Stato giusto, moderno, solidale. La loro mentalità è quella di chi capisce la realtà, non quella del burocrate ottuso. Eppure la macchina nella quale lavorano è ancora, spesso, una schiacciasassi priva di intelligenza umana o artificiale che sia. Me lo confermava anche un’amica avvocatessa che con l’Agenzia ha ingaggiato un’assurda battaglia per un assegno da poche centinaia di euro. Mi racconta che il funzionario le ha detto” è raro incontrare un professionista regolare come lei, però….” però la buona fede non è concepita dalla burocrazia e comunque avviata la verifica si deve portare a casa qualcosa. Così, per quei pochi euro lo Stato si gioca la fiducia di un suo buon cittadino.
Possibile che non se ne esca? Che non si possa buttare in galera chi evade davvero e molto, e non si possa, non dico perdonare, ma evitare di tartassare gli onesti? Ho intervistato qualche settimana fa la direttrice dell’Agenzia di Genova Alberta De Sensi, è una donna che lavora con buon senso, chissà se riuscirà a trasmetterlo anche alla macchina che dirige e che a volte sembra procedere con un pilota automatico.

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