In queste giornate uggiose incontriamo nuovamente i toni apocalittici del Sindaco Bucci: questa volta la salvezza di Genova passa dalla nuova destinazione d’uso del Palasport.

Dopo uno scambio di idee con l’assessore Piciocchi, a cui va comunque riconosciuto il merito di essere sempre presente nel dialogo con le persone, si conferma che all’interno del nuovo Palasport ci sarà una consistente zona commerciale e un’area Food, si chiama così adesso, sulla falsariga del M.O.G. e di Albaro Village, piuttosto che della Marina di Sestri Ponente e dell’Expò. A precisa domanda su com’è stato valutato l’impatto di questa nuova struttura sulla ristorazione esistente, l’interlocutore risponde che è necessario “ragionare diversamente” perché l’area Fiera sorge in un contesto isolato e praticamente abbandonato, quindi la sfida sarebbe vinta attraverso la sua nuova capacità di attrazione nei confronti di chi non frequenta la Città. Inoltre il “settore Food in Città gira molto bene”.

Queste affermazioni meritano alcune riflessioni. E’ ben vero che il Palasport, e tutta la Fiera, è in un contesto parzialmente isolato ma questo progetto, questa “intuizione” come pare si usi dire adesso, su quelle cause non interviene. Infatti, quali infrastrutture sono messe in gioco per collegare compiutamente il nuovo Polo col resto della Città? Pare proprio che l’unico modo per raggiungerlo, tanto per cambiare, siano i mezzi privati. Porgiamo già adesso ai residenti della Foce le nostre sentite condoglianze per gli intasamenti viari che dovranno vivere SE questo progetto dovesse funzionare.

Eppure tra il capolinea della metropolitana di Brignole e il Palasport si poteva prevedere un mezzo pubblico in sede protetta, per lo meno come il tram, ma la nostalgia anni ’70 delle aiuole fiorite in mezzo a via Brigate Partigiane ha avuto il sopravvento, tarpando ogni innovazione.

“Abbiamo i ristoranti sempre pieni”. Questa considerazione non mi pare molto approfondita per giustificare un intervento così impattante su un ramo che ha subito una così profonda trasformazione negli ultimissimi anni e che è poco più che in fase di avviamento. In parallelo è interessante leggere by the way, l’intervista del Major Bucci ad un’altra testata: “i progettisti dicono di sì”, questa è la risposta a chi chiede se i negozi reggeranno commercialmente. Gli uffici della Camera di Commercio e delle associazioni di categoria non paiono così d’accordo, ma che fa il Comune? In un operazione così complessa si affida esclusivamente al parere dei progettisti?

But another three questions please: che idea gira in comune riguardo al commercio? Ma veramente un bresciano dovrebbe venire a Genova per una muta da sub? Ma è questo il livello di analisi?

In sostanza l’area del palasport, che diventerà anche bellissimo con la croce di San Zorzo sulle gradinate,  pare occupata come in una partita a Risiko, senza una vera strategia generale e dettata solo dall’urgenza della battaglia e priva di un’interpretazione dei flussi turistici con tutti i gli eventuali riflessi particolari e generali sulla Città intera, insomma, senza un idea forte e solida.

Ancora una volta la Città sempre più anestetizzata sembra affidarsi  alla fortuna.

“Non cambierà, non cambierà

Sì che cambierà, vedrai che cambierà

La Primavera intanto tarda ad arrivare”.

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