Esiste un salotto buono dell’antimafia in cui, per potervi accedere, bisogna rispettare regole di etichetta e di buone maniere? Dove la politica è meglio non infastidirla? Dove la pessima abitudine di fare nomi e cognomi invece di parlare in generale non è ammessa? Dove si fanno convegni invece di andare a esporre striscioni sotto casa degli ‘ndranghetisti?

Non sappiamo se c’è questo salotto, ma se esiste di sicuro non ospita Christian Abbondanza. Christian è il fondatore della “Casa della legalità” assieme a Enrico D’agostino e Simonetta Castiglion. Da anni la loro è un’antimafia aspra, di trincea, di provocazione, di denuncia, di impegno in prima persona. Abbondanza è stato più volte teste nei processi ed è stato ripetutamente minacciato di morte. Non da ignoti ma da mafiosi riconosciuti da sentenze. Con la politica, la Casa ha un rapporto non facile visto che non ha mai nascosto legami, occhiolini, baci e abbracci affettuosi fra politici e mafiosi.

La giunta di sinistra che ha governato Genova negli ultimi anni ha ignorato, dal 2014, la manifestazione di interesse, rinnovata nel 2015 con cui la Casa della legalità aveva chiesto di poter avere una sede in uno dei beni confiscati nel centro storico. E questo nonostante i solleciti dell’Agenzia Nazionale che indicava al Comune il progetto della Casa.

Abbiamo deciso di riprovare a chiedere due immobili (uno per sede protetta per le attività ed uno piano strada per iniziative pubbliche) congiuntamente come Casa della Legalità – Onlus ed Associazione “Rete l’Abuso” racconta Christian. Chissà se la giunta Bucci del legalitario Garassino non risponderà , rifiuterà la richiesta o, invece, la accoglierà. Nell’ultimo caso sarebbe un segno di discontinuità.

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