La responsabilità politica non è personale come quella penale. Bisognerebbe uscire dalla nebbia ipocrita che avvolge ormai molti avvenimenti della nostra comunità genovese.

Lunedì prossimo si terrà, come sempre in questo periodo, la Marcia della Memoria in ricordo della deportazione degli ebrei genovesi. E’ organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio e poi dalla Comunità Ebraica e dal Centro Culturale Primo Levi. Il programma ufficiale prevede la presenza di in rappresentanza del Comune dell’assessore Pietro Piciocchi e non del sindaco Marco Bucci. Piciocchi è uomo di cultura, cattolico praticante, sicuramente persona quanto mai lontana da forme di intolleranza e razzismo.

E’ però espressione di una giunta i cui elementi forti – anzi sempre più forti – sono la Lega e Fratelli d’Italia. Sono cioè quei partiti che in Parlamento non solo non hanno applaudito  l’omaggio a Liliana Segre simbolo vivente – anche nel senso di una presenza vitale – dei deportati e degli orrori del nazismo e  del fascismo italico, ma non hanno votato la Commissione contro l’odio voluta dalla stessa Segre. Lo hanno fatto sostenendo che la Commissione avrebbe potuto essere strumentalizzata politicamente. Una giustificazione tanto imbarazzante da far reagire anche i moderati di Forza Italia.

C’è poco da girarci attorno: l’assessore Piciocchi domani rappresenterà anche chi ha voltato le spalle alla Segre e cosa pensi lui del nazifascismo e della deportazione, sinceramente non può fregare di meno, visto che sarà alla Marcia non in qualità di semplice cittadino ma di assessore delal giunta Lega FdI.

La pazienza ecumenica di Sant’Egidio e quella millenaria del popolo ebraico sono cosa nota, ma forse oggi anche loro dovrebbero pretendere maggior chiarezza dai rappresentanti di istituzioni e partiti dal comportamento così opaco. Ne va anche della serietà dell’iniziativa e soprattutto del ricordo di chi, alcuni decenni fa, ha perso la vita per colpa di un manipolo di assassini spalleggiati dall’inutile distinguo della fascia grigia, di quelli che “io comunque non la penso come loro”.

La pazienza è una virtù, ma dopo che una giunta ha presenziato ufficialmente alla cerimonia in ricordo dei fascisti che spedirono nei campi di concentramento intere famiglie di genovesi, dopo che esponenti di quella maggioranza hanno pubblicamente lodato Mussolini, dopo che i loro colleghi romani si sono rifiutati di applaudire Liliana Segre, la pazienza dovrebbe forse accompagnarsi alla dignità.

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