Iit/sì – Le sinapsi dell’Istituto fanno pensare la città

0
515

di Sara Ottolenghi

Vuoi per il cibo, vuoi per il titolo accattivante o magari per la conclusione in musica: fatto sta che la sera di un giovedì qualunque, alla pasticceria Marescotti di Via Fossatello, si registra il pienone, e i nuovi arrivati prendono posto seduti per terra o in piedi contro il muro.

È questa una delle formule di divulgazione scelte dall’Istituto Italiano di Tecnologia da ormai qualche anno: il caffè scientifico: il centro di Morego scommette a tal punto sulla scienza da portarla nei bar, o addirittura in piazza. E, a quanto pare, vince.

L’incontro di stasera vede protagonisti Laura Cancedda, ricercatrice di IIT, e Fabio Benfenati, professore ordinario di Fisiologia alla Facoltà di Medicina e Chirurgia e direttore del dipartimento di Neuroscienze e Neurotecnologie all’IIT che, accompagnati da uno sfizioso aperitivo, condurranno i presenti nel magico mondo delle neuroscienze.

Così come negli altri appuntamenti del ciclo un pubblico eterogeneo e, spesso, a digiuno da conoscenze tecniche ma affamato di curiosità (e dei tramezzini che vengono serviti come aperitivo..) ascolta rapito la voce degli scienziati.

Scienziati che, per l’occasione, si svestono di quella sacralità che spesso riveste la scienza, rendendola inavvicinabile, e pian piano riprendono sembianze umane, usando immagini semplici e parole comuni per condividere il percorso e il frutto delle loro ricerche.

La prima a parlare è Laura, che dopo una breve introduzione in cui illustra lo sviluppo, la struttura e il funzionamento del nostro cervello, ci racconta come osservando gli effetti di un vecchio farmaco diuretico, la Bumetanide, il suo gruppo di ricerca abbia intuito dei potenziali risvolti positivi nella cura della Sindrome di Down . Infatti – racconta Laura – i problemi cognitivi che caratterizzano questa sindrome risiedono in uno squilibrio tra vie eccitatorie ed inibitorie del sistema nervoso centrale, che, necessitando di precisione millimetrica, risente molto di questa “eccitazione sregolata”. La colpa – prosegue Laura – è del GABA, la principale molecola inibitoria del cervello: in caso di  trisomia 21, questo neurotrasmettitore assume caratteristiche eccitatorie, andando così a sconvolgere i delicati equilibri della rete sinaptica. Ebbene, dai primi studi su cavie animali, sembra che questo vecchio farmaco abbia la capacità di riportare il GABA alla sua originaria funzione inibitoria. Questa scoperta – conclude Laura orgogliosa – porta con sé la speranza di rivoluzionare l’andamento clinico, soprattutto a livello cognitivo, delle persone affette da tale patologia, e alcuni medici di Roma si sono già detti disponibili a iniziare un primo test su un gruppo selezionato di pazienti. Applausi, e moltissime domande.

Prende quindi la parola Fabio, che ci accompagna in un viaggio alla scoperta delle tappe del neurosviluppo. Se in una prima fase della vita – spiega – questo è regolato esclusivamente dal nostro patrimonio genetico, appena la nostra capacità sensoriale ce lo permette passa alla fase dell’apprendimento attraverso l’esperienza sensibile: ogni nostro vissuto viene immagazzinato nel cervello, e perché l’apprendimento sia a lungo termine, è proprio la struttura a modificarsi per memorizzare la nuova informazione. Come? Attraverso la creazione di nuove sinapsi, (collegamenti tra neuroni ndr) o il potenziamento/depotenziamento di circuiti sinaptici già esistenti. È questo – continua Fabio, riprendendo il titolo dell’incontro, – che rende il nostro cervello ancora superiore a qualsiasi macchina: la capacità di poter imparare dall’esperienza. Ma proprio ora viene il bello, perché anche in questo caso gli scienziati si affacciano alle porte di un cambiamento epocale. La rivoluzione in tale campo è affidata alla tecnologia, in particolare a un nuovo modello di transistor detto “memristor”. Se un transistor classico funge da “interruttore” che consente o meno il passaggio di corrente tra due elettrodi, il nuovo memristor avrà le funzioni di un vero e proprio modulatore, con possibilità di risposte molto più variegate che un semplice on/off. Infatti, – conclude Fabio – la rivoluzione risiede nella capacità del mezzo di aumentare la sua conduttività in maniera proporzionale al suo utilizzo: proprio come le sinapsi, un circuito che verrà usato di più immagazzinerà l’informazione diventando più performante, e, al contrario, una pista meno battuta si rivelerà pian piano sempre più lenta nel condurre l’energia. Altri applausi e ancora domande.

Sono ormai le otto passate, e l’incontro volge al termine. Chiude Alberto Diaspro, direttore del dipartimento di Nanofisica dell’IIT , che ci mostra in anteprima le foto di una mostra che sarà inaugurata al Festival della Scienza dal titolo Pop Microscopy. Qui i ricercatori hanno voluto rileggere in chiave “vita di tutti i giorni” alcune immagini ottenute grazie ai loro potenti microscopi ottici, così una rete di neuroni prende il titolo di “mare in tempesta” o il verde della clorofilla diventa “la rana”.

Peccato per lo scroscio di temporale che costringe gli organizzatori ad annullare il concerto previsto  a conclusione della serata, e che già animava la vicina Piazza Fossatello. Sicuramente da riproporre, sempre nell’idea di avvicinare le prospettive:da un lato attirare le persone con l’atavico richiamo musicale, dall’altro svelare il lato umano del ricercatore, che nel tempo libero si riscopre musicista.

LASCIA UN COMMENTO