Avvertenza: questo post contiene luoghi comuni. Ma in tempi in cui una comunità fatica a trovare luoghi in cui condividere valori, ideali e prospettive, crediamo sia un bene trovare almeno uno di questi luoghi comuni.

Per noi lo sono i portuali genovesi che domani, giovedì 23 maggio scioperano con i colleghi di tutta Italia.

I portuali sono rimasti a Genova l’ultima categoria in grado di incarnare e praticare i valori della sinistra: difesa dei diritti dei lavoratori, antifascismo, pacifismo, integrazione, accoglienza. Non è un ritratto romantico ma la cronaca quotidiana degli ultimi anni.

La recente vicenda del boicottaggio alla nave delle armi lo conferma. La posizione dei portuali e della Cgil non era per nulla scontata in un’epoca in cui anche le corporazioni del lavoro ragionano in termini manageriali e trasformarsi nel granello di sabbia che interrompe la sacra catena del traffico delle merci genera critiche pesantissime a livello istituzionale, con toni che non si sono mai sentiti per le politiche che lasciano annegare i migranti nel Mediterraneo.

I portuali hanno inceppato quel meccanismo e lo hanno fatto rimettendoci un giorno di paga e, soprattutto, consapevoli del fatto che domani qualcuno rinfaccerà loro di aver danneggiato il porto e quindi la città di Genova in caso i sauditi decidessero di non frequentare più il nostro scalo. Ma la protesta, quando è vera, può generare anche sofferenza e sacrifici. D’altra parte, a dire che siamo contro la guerra e il buco nell’ozono siamo tutti bravi a farlo sui social o a cena.

Ma c’è qualcosa di più. Oggi, il Pd e i partiti della variegata sinistra non hanno più un ruolo guida e sono anzi loro stessi alla ricerca di una guida, e basta vedere come si accodino agli esempi positivi che arrivano dalla chiesa senza fino a oggi essere riusciti a proporre un modello loro, strutturato e credibile.

Il sindacato, nonostante in questi ultimi tempi dia segnali confortanti, almeno qui a Genova, è comunque troppo legato alla sua “mission” e quindi a sposare forse acriticamente alcune battaglie – le grandi opere ad esempio – che una sinistra più forte e moderna (che oggi non esiste) potrebbe forse dirottare su versanti nuovi e alternativi.

E’ venuto meno anche quel caposaldo che negli scorsi decenni influenzava la società e la politica genovese, ovvero i metalmeccanici, oggi alle prese con prospettive difficili da delineare con chiarezza.

I portuali rappresentano oggi l’ossatura di un movimento antifascista cittadino che non è soltanto difesa dei valori e della memoria della Resistenza, ma è reazione civile alle politiche securitarie della Lega, alle direttive che cancellano i principi di umanità e solidarietà, alla diffusione dell’intolleranza, delle ordinanze che cacciano barboni mendicanti dalle strade, che vorrebbero addirittura colpire il diritto di manifestare nelle piazze. I portuali in queste battaglie ci hanno messo la faccia e se scioperando per la nave delle armi ci hanno rimesso dei soldi, qualcuno di loro, in qualche occasione difficile, quando dall’altra parte c’era gente che celebra Mussolini, si è pure beccato delle denunce.

E poi c’è la difesa dei diritti dei lavoratori, di tutti, specie di quelli che sono precari, ma anche delle regole del lavoro che sono il frutto di conquiste lunghe decenni contrassegnati da tragedie e lutti.

Ecco perchè domani dovremmo sentirci tutti portuali.

(La foto l’abbiamo presa dalla pagina Facebook del Calp il Collettivo autonomo dei lavoratori portuali perchè il Calp rappresenta il tentativo di coordinare tutti i portuali aldilà della loro apaprtneenza alal Culmv o ai temrinal privati)

A seguire il comunicato sindacale sullo sciopero di domani:

In riferimento alla decisione delle segreterie nazionali di Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti, di indire uno sciopero di 24 ore a livello nazionale, le scriventi Segreterie ribadiscono che il contratto collettivo nazionale di lavoro dei porti ha un ruolo fondamentale in termini di equità sociale e per ciò che attiene la sostenibilità e capacità competitiva del settore, in armonia con le altre previsioni contenute dall’ordinamento giuridico nazionale, rappresenta un valore insostituibile di regolazione.La validità dell’intuizione delle parti stipulanti di dotare la riforma portuale del 1994 di un Ccnl unico di settore ha trovato, nel lungo periodo, le risposte positive di stabilità sociale, economica e sviluppo che conseguentemente si è realizzato.

Inoltre i lavoratori sono stanchi di essere presi in giro e dicono basta all’autoproduzione delle operazioni portuali che crea dumping nel lavoro portuale e grave rischio per la sicurezza, specialmente dei lavoratori marittimi adibiti a tali mansioni. La fase di stallo in cui è finita, lo scorso 12 aprile, la trattativa per il rinnovo del Ccnl dei porti a causa delle rilevanti indisponibilità datoriali su temi quali la difesa del fattore lavoro e le sue peculiarità, assume un carattere di pesante gravità e crea un livello di preoccupazione delle scriventi Segreterie sindacali molto alto che, inevitabilmente, apre una stagione conflittuale di pari entità. Rimarchiamo anche, per le aziende che non applicano il contratto dei porti, che la legge 84/94 non mette dubbi sul rispetto delle condizioni economiche e normative che non devono essere peggiori e quindi e’ necessario rinnovare anche gli altri contratti in scadenza come quello dell’armamento. Inoltre il continuo tentativo di rimandare l’applicazione dell’art. 15 bis per i lavoratori delle compagnie portuali rischia di mettere a serio rischio la continuità aziendale ed i posti di lavoro”.

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