HO BISOGNO DI VOI

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C’è lo stesso la luna. Come sempre finirà per impigliarsi nei rami della canfora. E ci sono le prime rane che non si accorgono di niente o forse cercano le nostre voci come noi il gracidare. Magari sono smarrite per il nostro silenzio. A modo loro hanno paura e non capiscono perché.
Non è che per noi sia così diverso anche se sappiamo del virus, se possiamo dire che forma abbia e perfino il suo nome. Forse è già dentro di me, magari nella casa squadrata tutta rosa con le persiane che qualcuno ha appena dipinto. O laggiù nella villa che la siepe di oleandro pur tagliata così precisa non basta a proteggere.
È qui, in questa notte, domani continuerà a fare il suo lavoro. Forse anche adesso mentre dormiamo con gli scuri e le porte sprangati.
Eppure vi cerco,  chi posso chiamare per nome e quelli di cui non conosco neanche gli occhi. Vi cerco. A quest’ora che della nostra vita non resta altro che una luce; una finestra illuminata. Lumi bianchi, azzurrini, rossi e verdi davanti al porto, gialli verso i cantieri di Vado. Oblò oscillanti nella nave ormeggiata in rada.
Non saprei dire neanche perché, ma ho bisogno di voi. Per immaginare un bicchiere, uno strofinaccio appeso alla porta, una mensola d’ardesia e un giornale spalancato sul tavolo. Non cerco di immaginare i vostri segreti, mi basta vedere che vi mi muovete come me tra la cucina e il corridoio per fare rumore con i vostri passi, che aprite l’armadio tentati da un biscotto. O forse state su una poltrona, scusate se le immagino tutte uguali di velluto verde, e leggete. Poche righe prima di lanciare un’altra occhiata al buio oltre le tende mentre la televisione resta accesa per sentire un rumore, una voce.
Passerà, ovvio che anche questa passerà. Ma non dimenticheremo queste notti in cui ci siamo cercati e ad unire con la matita i nostri lumi, come nei giochi che facevano da bambini, si scopre una forma, un disegno: la città.
Eppure vorrei dirvelo, con il megafono con cui la polizia annuncia la quarantena: mi consolate. Voi, la vostra presenza. Mi basta sapere che ci siete, non chiedo altro. Forse spero che qualcuno con il naso contro il vetro proprio adesso da quel formicolare sia rivolto verso a me.
O forse no. Invece a consolarmi è la vostra indifferenza, la certezza che nessuno si accorgerebbe se domani la mia luce fosse spenta. Questo vi chiedo, la conferma che tutto andrebbe avanti. Farei, ve lo garantisco, lo stesso anch’io.
Che restino intatte le strade, le piazze, non domandiamo altro. Che almeno il bagliore resti.

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