LA NEVE DALLA FINESTRA

0
633

Il bambino guardava la neve dalla finestra. Non l’aveva mai vista, non lì, sulla città davanti al mare. Osservava in silenzio con un’espressione seria, in qualche modo capiva di dover conservare ogni cosa dentro di sé per un altro tempo. Non era chiaro quando fosse cominciato, ma a un certo punto oltre il vetro aveva visto i fiocchi. Scendevano lentamente, a tratti una raffica di vento li riprendeva, tornavano quasi verso l’alto prima di ricadere fino a terra. Non avevano ancora cominciato ad attaccare: si appoggiavano sull’erba, sulla terra scura ma ancora troppo calda, e dopo qualche secondo sparivano. Sciolti. Se continuava a nevicare forse con il buio e il gelo avrebbe cominciato ad attaccare e il mattino successivo il bambino si sarebbe risvegliato che tutto il paese era bianco.

Intanto continuava a guardare. C’era un’atmosfera sospesa intorno alla casa: i rumori – il suono delle campane, il motore delle auto, lo sferragliare dei treni – sembravano attutiti. Gli animali, notava il bambino, si comportavano in un modo strano: gli uccelli erano usciti dal nido e volavano a zig zag tra i fiocchi quasi che non capissero cos’erano. Il gatto invece si era messo sulla mensola d’ardesia proprio accanto alla finestra e pure lui osservava. Ascoltava lo strofinarsi delle foglie sugli alberi, il rotolare di un pezzo di carta, di una lattina sull’asfalto della strada.

Chiuse gli occhi. Gli sembrava lo stesso di vedere ogni cosa: il cielo e il mare d’ardesia, senza orizzonte; la casa accanto e il vicino pure lui con il volto appoggiato al vetro; il fumo che usciva immobile dai camini e poi veniva cancellato dalle raffiche di vento.

Il bambino non riusciva a staccare gli occhi dal vetro dove si disegnava una nuvola di vapore che si dilatava e contraeva, dilatava e contraeva. Il suo respiro. Era vivo, il pensiero lo rassicurava anche se non capiva ancora perché.

Dopo quarant’anni tutto era cambiato nella casa. I mobili, i piccoli oggetti. Le persone. Anche il bambino che era diventato grande. Forse soltanto la finestra e quel vetro erano rimasti gli stessi. Appena si accorse dei primi fiocchi, l’uomo si alzò e andò dalla finestra. “Nevica”, pensò. Era appena stato sulle montagne, aveva visto neve ovunque. Ma qui era diverso. Come se il tempo si fermasse. Sì, una tregua della vita. Avrebbe detto che almeno per qualche ora tutto si fermasse, tranne il vapore del respiro sul vetro. Tranne il cuore.

“Forse per qualche ora nessuno morirà, nessuno soffrirà”, pensò l’uomo guardando i palazzi verso Ponente. La città. Migliaia di case come la sua.

Per questo momento aveva messo in salvo ogni cosa guardando la neve da bambino. Diede un’occhiata ai fiocchi scuri contro le nuvole, ai merli che spalancavano il becco volando. Gli uccelli, la neve, sembravano davvero gli stessi di allora. Una pausa, un attimo di pace prima di riprendere la corsa. Adesso capiva. Ora che, però, forse non riusciva più vedere.

Pensò ai quarant’anni trascorsi che lo separavano dal bambino. C’erano stati momenti belli e dolori. Cose giuste e tanti errori. Qualcosa ci si era depositato sopra, come la neve che cominciava ad attaccare sul prato davanti alla finestra.

Si strinse nel maglione, prese un ciocco di legno e lo mise nel fuoco: “Fuori fa freddo”.

LASCIA UN COMMENTO