La guerra di Giovanni Toti ai parchi. Giovedì il consiglio regionale ligure ha votato la legge di riforma dei parchi. “Per le aree protette – come racconta il consigliere M5S Marco De Ferrari – arrivano molte cattive notizie. Si spalancano così le porte al partito dei cacciatori e al rischio di cementificazioni in zone tra le più belle della Liguria”.

Partiamo dalla prima cattiva notizia: i parchi liguri subiscono un taglio consistente, parliamo di 540 ettari, cioè – per dare un’idea – l’equivalente di quasi due terzi del parco di Portofino. A subire la riduzione maggiore è il parco dell’Antola – una delle vette più alte e selvagge dell’Appennino Ligure – che vede uscire dai propri confini ben 436 ettari. Tagli anche al parco delle Alpi Liguri (-59 ettari) e a quello dell’Aveto (-53 ettari).

Non basta, come racconta De Ferrari: “In Provincia di Savona ben 42 aree protette vengono declassate da regionali a provinciali. In totale fanno 22.600 ettari di cui 17.500 compresi in siti di interesse comunitario”.

Sfuma anche il sogno coltivato dalle associazioni ambientaliste (Italia Nostra era in prima fila nella battaglia), ma anche da buona parte della popolazione di realizzare il parco del Finalese, una zona meravigliosa (le cosiddette ‘arenarie candide’) e incontaminata affacciata sul mare. Era dal 1977 che si aspettava di vedere l’istituzione del Parco (quasi tutte le maggioranze politiche l’avevano promesso), ma con questa legge la giunta Toti ci mette una pietra sopra. Con la conseguenza, tra l’altro, che cinque aree di pregio (tra cui le isole della Gallinara e di Bergeggi) passano a un’amministrazione ordinaria. Non solo: come ha ricordato il Wwf, se nel 2008, come era stato detto, fosse nato il parco del finalese si sarebbero raccolti oltre 2,5 milioni di finanziamenti europei per il recupero del territorio.

“Sono molto contento perché è il frutto di un lavoro durato anni”, è stato il commento dell’assessore all’Ambiente Stefano Mai. Lo stesso che i critici hanno soprannominato ‘assessore alle doppiette’ per la norme varate negli scorsi anni che ampliano, ricorda De Ferrari, “i limiti della caccia all’avifauna migratoria, ai cinghiali e alle volpi. Senza dire dell’esenzione dalle tasse regionali dei neo-cacciatori”.

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