Proprio nei giorni in cui in Comune la maggioranza del sindaco Marco Bucci decide di affidare al consigliere leghista, l’avvocato Federico Bertorello, di valutare la possibilità di ritoccare gli stipendi di sindaco assessori e consiglieri, la stessa giunta approva un emendamento con cui si possono multare i disperati che rovistano nei cassonetti della spazzatura.

La pietà che contraddistingue i cattolici di Tursi vieta che venga multato chi rovista in cerca di cibo, mentre la multa scatterà per chi va in cerca di altre cose. Ad esempio se d’inverno cerco un paio di scarpe più calde mi becco la multa, se invece raccatto un panino smangiucchiato mi salvo.

Un provvedimento che il duo Bucci-Garassino, l’assessore sceriffo, giustifica con la necessità di aumentare il decoro della città. Che poi il decoro è immagine. Cioè consenso e voti.

Inutile far notare che multare chi rovista in un cassonetto, quindi non ha un euro, è pura propaganda. Aria fritta. “Chiacchiere e distintivo”, come diceva Al Capone nel film Gli Intoccabili.

Ma se l’immagine è così importante per il centro destra che governa palazzo Tursi, quale immagine trasmettono sindaco e consiglieri che vogliono aumentarsi lo stipendio mentre in città aumentano i poveri? Un facile populismo, di quello largamente utilizzato in campagna elettorale, griderebbe allo scandalo. Ma noi pensiamo che un amministratore, che sacrifica la propria professione, debba avere un giusto compenso.

Pensiamo, però, anche che un disperato costretto a rovistare nella spazzatura andrebbe, se non aiutato, almeno non perseguito per il reato di povertà.

Questione di elementare coerenza. Il leghista Bertorello che deve trovare la via legale per aumentare lo stipendio a se stesso e alla sua maggioranza – le indennità per la precisione – è anche l’autore dell’emendamento che stabilisce, per i clochard sorpresi a rovistare nella rumenta in cerca di oggetti che non possano pagare la multa, l’invio ai lavori socialmente utili (anche questa è aria fritta, chiacchiere).

In un’intervista pubblicata la sua pagina Facebook, Bertorello spiega che il ritocco dell’indennità dopo dieci anni è “dettato dall’esigenza di adeguarle al costo della vita”. Ecco, sarebbe bello se un giorno l’avvocato Bertorello pensasse anche di adeguare il tenore di vita dei poveracci, quelli che rovinano l’immagine di Genova e che per questo vanno mandati ai lavori forzati.

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