Genova, il Pd e l’emergenza sicurezza che non c’è

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In politica ormai vale tutto quindi anche far leva sui sentimenti peggiori oppure caricare sulle spalle di sindaci e assessori temi che son di competenza di questori e prefetti. E’ quello che stanno facendo in questi giorni a Genova Simone Regazzoni primo autocandidato a sindaco per le primarie del 2017 per Tursi, e i suoi sostenitori Giovani Battista Raggi, tesoriere del Pd e Paolo Gozzi consigliere comunale eletto con il Pd fin a quando ne ha stracciato la tessera.

I tre vanno giù pesante su migranti, illegalità e sicurezza. Un cocktail inventato dalla Lega ma che Regazzoni e soci rivedono a modo loro sostenendo che la sinistra, non occupandosi di questi temi che pur riguardano moltissimi elettori di sinistra, lasci spazio di penetrazione alla destra. A parte che c’è chi crede che questi temi la sinistra li abbia sempre affrontati – anche se non con le soluzioni che piacciono a Lega e Forza Nuova, che tra parentesi appoggia pubblicamente Regazzoni – e senza dimenticare che i famosi o famigerati Cie portano la firma Turco- Napolitano, qui il punto è un altro.

La matematica.

Sì, perché i dati della polizia, non dello Zapata, sulla criminalità in Italia segnalano un forte calo di rapine, furti, stupri, pure omicidi (questi ultimi a Genova sono in crescita ma sono tutti legati ad ambiti famigliari). Insomma, per dirla alla Salvini: nonostante ci siano più negri nelle strade italiane, le nostre donne vengono meno stuprate, le nostre case meno svaligiate, i nostri vecchi meno rapinati. Se poi la questione è che i flussi migratori (che di per sé sono sempre di forte impatto) comportano scontri di abitudini, tradizioni, usi, e quindi generano degrado e disagio allora il discorso non va incanalato su sicurezza e illegalità ma su altri binari, ovvero accoglienza da un lato e  rispetto delle leggi dall’altro. E non è che in Italia e a Genova la legge non esista e le forze dell’ordine siano latitanti.

Che poi, tutta questa sensibilità per l’illegalità rappresentata dai venditori abusivi mi chiedo dove l’avesse riposta Regazzoni quando la candidata Paita di cui era portavoce chiedeva, a sua insaputa naturalmente, l’appoggio elettorale di amministratori in contatto con presunti boss della ‘ndrangheta, e dove l’avesse smarrita il tesoriere Raggi quando si accompagnava –per amicizia sia chiaro e non per affari – con un faccendiere come Sergio Catozzo condannato per le tangenti Expò.

Insomma, non sarà che alla fine questa nuova sinistra sia assai più infastidita da tre poveracci che pisciano contro un muro che da eleganti signori in doppio petto che le loro cose sporche le fanno dentro le candide buste delle mazzette?

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