GENOVA HA UN SENSO?

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Spalle verso i monti e sguardo in avanti. Genova è fatta così. Non solo lei, anche noi che ci abitiamo, perché si finisce per somigliare alla propria città, per cercare sempre alture cui appoggiarsi e uno spazio libero verso il quale guardare.

No, non sono tutte così. Le città. Prendete Milano, ognuno la guarda a modo suo; dalla finestra della sua casa; da dove è arrivato la prima volta. Oppure Parma e anche Verona, ognuno le gira come vuole, come sente. E non significa che siano meno belle.

E’ un’altra questione. Noi non cerchiamo i punti cardinali, non ci servono nord e sud, non abbiamo bisogno del muschio sulla corteccia degli alberi. Noi piuttosto seguiamo i colori: dietro il verde sbiadito dell’Appennino, mentre davanti deve esserci l’azzurro (d’accordo, in questi giorni d’inverno sarà pure il grigio, dell’ardesia o del piombo). Basta questo e poi trovi tutto: la Valpolcevera, la Val Bisagno, le piazze, le strade e le persone. Ogni cosa, ogni presenza ha un posto preciso, perfino noi. I nostri passi possono andare soltanto avanti o indietro.

E’ davvero così, fidati, controlla le fotografie sul tuo telefonino. Cerca nei ricordi. Ombre e luci si spostano sempre lungo la stessa linea.

Genova, diremmo, ha un senso, che non significa soltanto prospettiva, direzione.

Però… però poi una sera che sei troppo distratto e segui le linee delle mattonelle di cemento alzi gli occhi d’improvviso. Chissà, sarà soltanto colpa del riflesso falso sui cristalli di un grattacielo, dell’asfalto che a volte luccica come acqua. E trovi Genova capovolta: i monti davanti a sé, il mare lasciato dietro le spalle. Perfino le auto in piazza della Vittoria vanno al contrario. Addirittura, diresti, le nuvole e il sole. La tua casa non sai più bene dove sia. Basta così poco per perdersi. Forse Genova non ha senso o magari non ce l’ha più.

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