Genova è morta?

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Genova è morta?

Non era mai successo: in una città di seicentomila abitanti non si riescono a trovare candidati sindaci.

E’ la resa. I genovesi alzano le mani, abbandonano la città al proprio destino.

A tre mesi dalle elezioni amministrative più importanti d’Italia – dove tutti gli schieramenti si giocano la partita – non c’è ancora un candidato.

Ormai è tardi: in novanta giorni non è più possibile selezionare una nuova leva di consiglieri municipali, comunali e assessori. Gente legata da un progetto di futuro e non dal solo collante del potere.

L’occasione è persa.

Rischiamo di affidare Genova, noi stessi e il nostro futuro, a persone inadeguate. Nella migliore delle ipotesi.

Il panorama è tragico (non è un modo di dire): il centrosinistra non sembra esistere più. Ha più dirigenti e caporali che tesserati. E’ asserragliato nelle segreterie e ha abbandonato i quartieri. Pesano anni di scandali, clientele, bulimia di poltrone e di potere; anni di silenzi mentre la criminalità organizzata metteva radici e le banche rischiavano di andare in pezzi. Ormai, dopo la rinuncia di Luca Borzani, si fanno avanti candidati di seconda o terza fila. I rincalzi di chi è già stato sconfitto. Quelli che hanno partecipato alla stagione burlandiana senza avere nemmeno l’esperienza e l’astuzia di chi l’ha guidata.

Il Movimento Cinque Stelle sta selezionando i suoi candidati con metodi che ricordano le peggiori pratiche del passato: potrebbero bastare ventisette voti (27, avete letto bene!) per conquistare le primarie e volare fino a Palazzo Tursi, mentre per i consiglieri sono previsti listini bloccati. E che dire del proclama di uno dei candidati? “Di persone estremamente competenti che hanno tradito il Movimento ne ho visto abbastanza e personalmente sono stufo. La convinzione e la conoscenza nel Movimento sarà un requisito fondamentale”. Sembra il Manifesto dell’Apparato: l’appartenenza prima della competenza.

E poi c’è il centrodestra, che potrebbe correre indisturbato fino alla rete mentre Pd e M5S si sgambettano. Come quando nelle partite della Juve tutti marcano Higuain e poi Rugani fa gol. Questo centrodestra che ha dovuto affidarsi a un governatore “forestiero”. Che importa manager veneti e sanità lombarda e piemontese. Che se la prende con i migranti e il burqa, difende le slot machine, perché non ha un progetto per la città.

Questo centrodestra, soprattutto, così estraneo all’anima di Genova e dei genovesi (se ancora ne abbiamo una).

Tutti hanno pensato a vincere prima che alla città. Anzi, a Genova non sembrano proprio aver pensato.

E intanto non si sono trovati candidati. A tre mesi dal voto. Perché tanti non credono più nella politica. Perché quasi nessuno vuole rischiare il proprio nome. Ma, più grave di tutto, perché tanti aspettano di vedere chi vince per esporsi.

Non era mai successo: a novanta giorni dalle elezioni in una città di 600mila abitanti tutti fanno a gara per non candidarsi.

Nel frattempo Genova muore. Stavolta davvero.

 

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