NOI SIAMO DI GENOVA, ma cosa vuol dire davvero?

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Niente è più sorprendente delle parole ascoltate centinaia di volte.

Così ti capita di ascoltare un ragazzo che dice: “Noi siamo di Genova”. E ti pare di sentire per la prima volta quella frase. Come se d’un tratto la vedessi capovolta e ne scoprissi un significato nuovo.

Genova non è la nostra città. Non siamo noi che siamo i proprietari, ma è esattamente l’opposto: noi apparteniamo a Genova. Al luogo dove siamo nati, dove siamo cresciuti.

Non è casuale questa frase pronunciata magari senza pensarci. A nostra insaputa le parole esprimono una verità su cui non riflettiamo mai: è la città che ci possiede. Ci custodisce.

Ma provate a ripetere la frase ancora una, due, dieci volte, come quando mastichi a lungo un cibo ed emergono altri sapori: “Noi siamo di Genova, noi siamo di Genova, noi siamo di Genova”.

Sì, noi siamo di Genova. NOI SIAMO FATTI DI GENOVA. Non importa che ci viviamo ancora o siamo dovuti andare via. Il primo luogo dove vivi ti dà la misura delle cose che poi ti porti dentro. Non importa quanti paesi vedrai nella tua vita, ma sempre li confronterai al primo. Misurerai spazi e proporzioni delle città che visiterai usando un metro conservato dentro di te. Vale per tutto… i colori, i profumi. Così l’amico Fabrizio che adesso vive in Canada magari senza saperlo confronterà il cielo gelido, alto di Toronto con quello più basso, protettivo di Genova. Francesco da Londra sovrapporrà l’orizzonte di Blackheath con quello di Castelletto. Silvano a Milano misurerà il vento – che in Pianura non c’è quasi mai – con la tramontana di Voltri. E chissà Stefano e Angela in America… A chi scrive era capitato, negli anni vissuti a Roma, di confrontare le inclinazioni dei colli e della città con le salite e le discese di Genova che aveva conservato nelle gambe, nei piedi.

NOI SIAMO FATTI DI GENOVA, NON IMPORTA CHE LA AMIAMO O LA ODIAMO. CHE MAGARI CREDIAMO DI AVERLA DIMENTICATA.

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