Genova 2001- Roma 2016. Il Pd senza memoria

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di Marco Preve

Alfonso Sabella è un magistrato molto amato dalla sinistra.  Illustri colleghi lo dipingono come un ottimo pubblico ministero  e non ho motivo di pensare il contrario. L’ex sindaco di Roma Ignazio Marino lo scelse come assessore alla legalità e il candidato sindaco di Roma per il Pd Roberto Giachetti ha annunciato che, se sarà eletto, Sabella diventerà il suo capo di gabinetto.

Nessuno sembra ricordare che Alfonso Sabella fu, ed è un fatto storico, protagonista di un episodio che per la sinistra italiana, almeno a parole, qualcosa dovrebbe significare: il G8 di Genova del 2001.

Per la precisione Sabella era il il coordinatore di Bolzaneto per il Dap, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Bolzaneto è meglio nota come il lager del G8, un black out della democrazia in cui oltre 300 persone per tre giorni vennero private dei loro diritti, umiliate, picchiate, vessate.

Sabella venne indagato ma sostenne di non essersi accorto di nulla durante le visite che fece a Bolzaneto. Sabella ha mal sopportato altri miei scritti che lo riguardavano avviando anche una causa civile nei miei confronti.

Quindi cercherò di limitarmi agli atti. Ecco cosa scrive di lui il gip Lucia Vignale che ne archiviò la posizione non ritenendolo responsabile dal punto di vista penale di quanto accaduto a Bolzaneto.
“… La situazione complessiva – e la sensibilità istituzionale che è lecito attendersi da un magistrato – avrebbero probabilmente consigliato maggiore attenzione e prudenza, una presenza più costante, un controllo più rigoroso. Sarebbe stato opportuno, insomma, cercar di comprendere ciò che – pur nella confusione e nella difficoltà del momento – certamente poteva essere almeno intuito. In questo senso si può affermare che il comportamento del dottor Sabella non fu adeguato alle necessità del momento. Egli fu infatti negligente nell’adempiere al proprio obbligo di controllo, imprudente nell’organizzare il servizio (non previde che gli arrestati avrebbero potuto rimanere a lungo nei siti penitenziari provvisori), imperito nel porre rimedio alle difficoltà manifestatesi (non dispose per una più rapida esecuzione delle traduzioni e una riduzione dei tempi di permanenza nel sito, non impartì ordini affinché nelle celle – ove gli arrestati rimasero in concreto anche molte ore – fossero distribuiti acqua, viveri e altri generi di conforto)….”.

Sabella ha più volte manifestato la sua amarezza per quella archiviazione che lui stesso ha definito “infamante” in un’intervista del 2015. Ha fornito le sue spiegazioni sul perché non si accorse di quanto accadeva nel carcere sul quale aveva delle responsabilità e ha anche parlato dell’intervento dei “servizi” per incastrarlo.

Posso capire che dopo tanti anni continui a sentire il peso delle parole pronunciate da una sua collega.

Non riesco invece a capire perché il Pd non si renda conto del problema di opportunità legato alla sua nomina. Senza dimenticare che è in corso un’inchiesta della Procura della Corte dei Conti nella quale anche Sabella, proprio per il suo ruolo gerarchico, viene ritenuto responsabile di quanto avvenuto e quindi potrebbe essergli chiesto di risarcire, assieme a chi invece è stato ritenuto responsabile penalmente o civilmente, parte dei milioni di euro di risarcimenti e spese legali pagati dallo Stato alle vittime di Bolzaneto.

Infine, entro la fine dell’anno la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo si dovrà pronunciare, come già ha fatto per la Diaz condannando l’Italia, sull’assenza del reato di tortura in Italia in merito ai ricorsi riguardanti proprio Bolzaneto. Gli imbarazzi, per Giachetti e per il Pd potrebbero quindi moltiplicarsi. Sempre che un intero paese non perda la memoria.

 

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