Galliera, soldi pubblici per il nuovo ospedale di Bagnasco

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di Ferruccio Sansa*

Il nuovo ospedale di Bertone e di Bagnasco costruito con 54 milioni di finanziamenti pubblici. Ma perché i cittadini devono pagare un’operazione immobiliare che prevede anche centinaia di appartamenti?”, accusa Alice Salvatore (M5S). Dopo anni di tira e molla il grande progetto sanitario e immobiliare della Curia genovese potrebbe andare in porto.
A gennaio comincerà la conferenza dei servizi, che potrebbe dare il via libera al nuovo Galliera, il secondo ospedale della città. Un progetto da 160 milioni (la Regione ne porterà 54 che erano destinati a un ospedale per le periferie). Accanto alla vecchia struttura dovrebbe nascere un complesso da 420 posti letto (oggi sono 540). Non importa, come racconta un esponente di alto livello del Comune di Genova, che “i posti letto alla fine potrebbero essere tagliati fino a 250 e quindi basterebbe la vecchia struttura”.
Il nuovo ospedale s’ha da fare. Era il sogno dell’allora cardinale di Genova Tarcisio Bertone. La mente dell’operazione era il suo delfino, quel Giuseppe Profiti che ai tempi del centrosinistra sedeva sulla poltrona di dirigente delle Finanze della Regione e ai vertici dello stesso Galliera. Regione e Curia, amato da tutti. Claudio Burlando, allora Governatore, era stato il padrino politico. Il centrosinistra ha sempre sostenuto l’operazione, soprattutto in periodi elettorali. Del resto l’asse tra Burlando e la Curia non è mai stato un mistero. Ma il centrodestra di Giovanni Toti? La Lega prima di guidare la Regione era contraria. Ora l’assessore alla Sanità, Sonia Viale, pare possibilista: “Aspetto il risultato della conferenza dei servizi. Ma mi pare ci siano già state delle modifiche importanti”.
Non è solo questione di quei soldi pubblici da destinare “all’ospedale del cardinale”. C’è chi avanza il dubbio che l’operazione sia legata al mattone più che alla sanità. Paola Panzera, voce dei comitati dei residenti, spiega: “Il nuovo Piano urbanistico comunale ha cambiato destinazione d’uso a cinque padiglioni. Ora possono diventare case. Secondo i nostri calcoli dovrebbero venirne fuori ben più di 400 appartamenti”. Oro, in un quartiere dove il valore delle case supera i cinquemila euro al metro.
“Dall’operazione incasseremmo 48 milioni, ma non è una speculazione. Ci serviranno per il nuovo ospedale”, hanno dichiarato i vertici della struttura.
“Gli altri quindici padiglioni li abbiamo vincolati a una destinazione socio-sanitaria”, assicura il vice-sindaco Stefano Bernini.
Ma è vero che i 400 posti letto potrebbero scendere a 250? E perché allora non utilizzare la vecchia struttura? Il Fatto Quotidiano ha cercato di chiederlo al direttore generale, ma Adriano Lagostena non era reperibile.
I dubbi non finiscono qui. Racconta Alice Salvatore (M5S): “Alcuni padiglioni che diventeranno case erano stati appena ristrutturati. Erano state realizzate sale operatorie. Opere da milioni. In alcuni casi sono stati fatti investimenti fino a pochi mesi fa. Tutti soldi cacciati al vento”.
Strana creatura il Galliera: fa parte del Sistema sanitario nazionale. Riceve finanziamenti regionali, ma con “una posizione peculiare”, come scritto sul sito. Pubblico, ma guidato da una fondazione presieduta dal cardinale Angelo Bagnasco, che svolge un ruolo non solo formale. Vuole essere informato della gestione e delle nomine.
E in corsia c’è chi racconta di “gare tra primari a chi si mostra più pio”. Come quelle mail circolate un anno fa: “Carissimi, vi scriviamo per dirvi che la catena del rosario è arrivata a 1.330 Ave Maria al giorno. La preghiera è per la nostra conversione, per la conversione dei cuori di Genova”. Oppure: “Gentili direttori, è intenzione della direzione generale offrire a Sua Eminenza Reverendissima il cardinale Bagnasco, in occasione della sua visita al nostro ospedale, un omaggio. È a vostra disposizione un quaderno su cui trascrivere brevemente di vostro pugno un contributo che desiderate riportare a Sua Eminenza”. Poi messe che aprono convegni di oculistica in occasione della festa di Santa Lucia Martire (patrona di ciechi e medici degli occhi). Nessuno ci faceva più caso, finché la direzione dell’ospedale convocò un incontro di tutti i dirigenti. Dove? Nella sede dell’Opus Dei.

*da Il Fatto Quotidiano del 10 dicembre 2015

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