Grazie di averci tirato fuori dalle nostre case.

Di averci costretto a capire cosa pensiamo.

Di averci ricordato chi eravamo (e soprattutto chi potremo essere in futuro).

Di averci fatto ritrovare.

Finisce la manifestazione di sabato e all’improvviso ti sembra di vederla al contrario. Non noi, i buoni, che abbiamo mostrato solidarietà a loro, i deboli. Ma gli immigrati che arrivando nelle nostre città ci hanno aiutato. Ci hanno messo in discussione. E finalmente risvegliato.

Non soltanto LORO che devono ringraziare NOI. Ma forse il contrario.

E ti torna in mente quel lampo: la grande folla con le bandiere che cammina insieme nel buio del tunnel e in fondo vede la luce della piazza.

No, non ci siamo mobilitati soltanto per loro. Abbiamo marciato soprattutto per noi, per non sentirci soli e ascoltare che rumore fanno i passi e le voci quando sono tanti, migliaia. Per superare la ritrosia – la paura – di manifestare le proprie convinzioni, di esporle alla luce della strada. Al confronto.

Per sventolare idee e bandiere.

Per ricordarci che essere una città significa condividere i destini. Soprattutto – come ci insegna la storia di Genova – quelli dei più deboli. Andando magari in una direzione ostinata e contraria.

E d’un tratto ci siamo ritrovati. Sembrava quasi un caso, incrociare amici, volti che avevamo incontrato nel percorso di una vita. Invece non era un caso, c’è qualcosa di molto più profondo che ci unisce e ci ha fatto rincontrare. Ritrovarci tutti nello stesso luogo, magari arrivando da strade diverse.

Accogliere. Non perché ci nascondiamo i problemi e pensiamo che tutto sia facile. Anzi, sapendo che sarà complesso, che imporrà sacrifici a chi arriva e a chi apre le porte.

Ma, come è stato detto dal palco, sapendo che CI SI SALVA SOLO SALVANDO.

E’ stata molto più di una manifestazione contro il decreto Salvini. Molto più di un corteo per gli immigrati. FUORI DAL TUNNEL abbiamo ritrovato Genova.

1 COMMENTO

  1. Esattamente quello che ho provato io. Temevo che saremmo stati in pochi. Avevo appuntamento con una amica ma eravamo in troppi per poterci trovare e – nel casino di slogan e musica – anche il telefonino ha squillato a vuoto: bene così. Ora però non perdiamoci di vista. Per quel che mi riguarda ho interpellato un avvocato per verificare se io come cittadino possa – magari insieme ad altri -denunciare il min. Salvini per aver dichiarato (Telelombardia, 18/6/18) “i rom italiani purtroppo te li devi tenere in Italia” infrangendo palesemente l’articolo 3 della Costituzione. Può un ministro della repubblica incitare impunemente all’odio razziale? Mi si dirà: son passati 6 mesi… perché non ci hai pensato prima? Semplicemente perché per battersi contro la discriminazione razziale non c’è bisogno di essere comunisti, basta essere democratici o semplicemente liberali. E di democratici e “liberali” ce n’è parecchi in parlamento (o no?) e credevo ci avessero già pensato.

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