Vita e Caruggi – Freccia

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di Barbara Fiorio*

Vivo da più di quarant’anni nel mio quartiere e ancora non so il nome delle cassiere del supermercato sotto casa, né quello della panettiera, figurarsi quelli dei dipendenti dell’ufficio postale. Eppure son tutte persone gradevolissime. Un sorriso, un pagamento, un buongiorno e via. Un equilibrio che si regge da decenni, senza mai barcollare.

Io, lo ammetto, ho alcuni problemi: sono miope, sono distratta, non sono fisionomista e ho la memoria di un pesce rosso. Anziano. Quando cammino per strada, penso a mille cose contemporaneamente, e potrei non riconoscere mia cugina. Quindi, se mi togliete una persona dal contesto abituale, mi rimane solo l’impressione di averla già vista da qualche parte, ma chissà dove. Anche se è stata una mia collega per dieci anni.

E poi sono timida. Chi mi conosce non ci crede, ma chi mi conosce bene, lo sa. Non parlo con nessuno perché ho paura di disturbare. Qualcuno dice perché sono una genovese.

Ma quest’estate è arrivata Freccia.

Freccia è una gattina bianca e grigia che, a metà luglio, si è trasferita nel giardino dei vicini di sotto, da cui poteva fare la posta alle mie finestre, per chiamarmi alla bisogna. Ha marcato la mia auto, il mio portone, il mio garage, nel dubbio che altri gatti ipotizzassero di accampare diritti.

Io, particolarmente ricettiva alle fusa, mi sono lasciata comprare prima che il sole tramontasse. Ho contattato l’Ufficio Animali, con cui abbiamo decretato che si trattava di una gattina abbandonata ma abituata a vivere in casa, le ho arredato il garage per farle passare al sicuro le notti, ho individuato il suo gusto di crocchette preferito, le ho dato un nome – Freccia, appunto –, e le ho cercato casa.

Ma soprattutto, ho fatto amicizia con la via.

Con la ragazza bionda che, quando a mezzanotte mi ha vista recuperare Freccia per portarla a dormire, ha smesso di discutere con il fidanzato e mi ha sorriso: “È tua? perché passa spesso dal mio giardino, ma io ho il cane che non è molto contento di vederla, e mi spiace, sembra così dolce, mi chiedevo se fosse di qualcuno”.

Con i signori che, di fronte a me, coltivano l’orto e danno da mangiare alle tortore, e ogni tanto ricevono la visita di Freccia, perché, sa, noi amiamo gli animali, però lei punta le tortore, così la cacciamo via, ma bene, eh, che non faremmo mai del male a un gatto.

Con il signore del palazzo di fianco che una volta ha visto il ragazzo col cane, quello col cane bianco e nero – ce l’ha presente? –, quello che il cane è simpatico ma il ragazzo mica tanto, e una volta ha dato un calcio alla gattina che l’ha fatta volare dall’altra parte, e lui glielo ha detto che non si fa, cosa gli aveva fatto quella gattina, ma a quello gliene veniva ancora. E da allora io guardo malissimo il ragazzo col cane ogni volta che lo incrocio.

E la coppia che, senta, a noi sembra che la gattina sia di una signora che abita in cima alla via, ma dove, ma chi, eh, in cima alla via, non ne siamo sicuri, possiamo chiedere alla Gianna che sta più in su, eh grazie, fate girare la voce, però ormai son settimane che è qui, nessuno l’ha cercata, le ho anche trovato una famiglia che la prende alla fine dell’estate, eh meno male, che si vede che è una gattina da casa.

E in un mese eccomi immersa in una via sociale e socievole dove ci si saluta, ci si chiede come va, se si parte per le vacanze, e l’orto, il cane, le tortore, i nipotini, tutto bene?

Ma una mattina, sul palo della luce davanti al mio portone, è spuntato un cartello.

“Smarrita gattina bianca e grigia”, e un numero di cellulare.

Freccia, che si chiama Cukita o Bisou, è della signora Laura, che sta al 21. Per oltre un mese, la micia non è tornata a casa. Non si sa perché, forse per colpa del nuovo gatto rosso dei vicini, aggressivo e territoriale, antipatico come uno schiaffo nel buio. E poi si è innamorata. Di me.

Il reinserimento è stato lento e affettuoso: la sera io la portavo al 21, la mattina la salutavo aprendo la finestra. Poi, l’autunno, con le prime piogge e l’aria fredda, ha fatto il resto.

Da allora, io e la signora Laura ci sentiamo per telefono o ci vediamo per un tè di metà pomeriggio, aggiornandoci sulle gesta di Freccia-Cukita-Bisou e chiacchierando di noi, dei suoi nipotini, dei miei libri, del nostro quartiere. Di Genova.

 

*Barbara Fiorio è nata, vive e scrive a Genova.

Ha pubblicato il saggio ironico sulle fiabe classiche “C’era una svolta” (Eumeswil, 2009) e i romanzi “Chanel non fa scarpette di cristallo” (Castelvecchi, 2011), “Buona fortuna” (Mondadori, 2013) e “Qualcosa di vero” (Feltrinelli, 2015). Di recente è inoltre uscito un suo racconto inedito nell’antologia “Gatti – Le storie più belle” (Einaudi, novembre 2015). I suoi libri sono tradotti in Spagna e in Germania.

Tiene corsi e laboratori di comunicazione e di scrittura creativa, tra cui il Gruppo di Supporto Scrittori Pigri.

Vita e Caruggi si ispira all’omonima rubrica che la giornalista genovese Margot, protagonista di “Buona fortuna”, tiene su un quotidiano locale.

www.barbarafiorio.com

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