Il nostro mondo è sotto assedio. Abbiamo bisogno di comunicare, urlare, fare domande. Far sentire la nostra voce. Protestare, anche, perché ci tiene vivi e ci fa evitare altri errori.

Ma siamo chiusi nelle nostre case. Non possiamo incontrarci. Allora dobbiamo trovare mezzi nuovi perché l’epidemia oltre alla vita non ci tolga anche le parole.

Dobbiamo sanificare i luoghi infetti, non sterilizzare i nostri pensieri.

Non si può scendere in piazza. Non si possono scrivere le parole sui muri e sui manifesti. Allora i nostri messaggi attacchiamoli sulle nostre bocche. Sulle mascherine.

Le mascherine devono fermare il virus e far passare la libertà.

Cominciamo da una domanda: “24.000 morti. Quanti sarebbero vivi senza i tagli alla sanità pubblica?”. E’ una domanda lecita. Anzi, doverosa: quante persone si sarebbero salvate se i nostri ospedali avessero avuto gli stessi posti letto di terapia intensiva della Germania (dove, guarda caso, la percentuale di morti è molto più bassa)? Cosa sarebbe successo se in molte regioni italiane – proprio quelle flagellate dal virus – non fosse in corso da anni una privatizzazione selvaggia della sanità?

ORA TOCCA A VOI… SCAMBIAMOCI ALTRI MESSAGGI. FERMIAMO IL CONTAGIO DEL VIRUS, FACCIAMO PARTIRE QUELLO DELLE PAROLE.

*DA UN’IDEA DI STEFANO MILANO

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