Fino a ieri Giovanni Toti aveva spalancato le porte alla sanità privata. Aveva tagliato i dipendenti negli ospedali pubblici. Adesso copre i muri della Liguria con manifesti che ringraziano i medici della sanità pubblica. Addirittura arriva a scrivere: i medici dei “nostri ospedali”.

Capolavori della politica. Bastava leggere ieri la pagina Facebook di Toti: “Sui muri di Genova vedrete i volti di chi sta lottando in prima linea nei nostri ospedali, con una sola parola. Ve la diremo sempre e non sarà mai abbastanza: grazie. Da tutta la Liguria”. Ed eccoli i manifesti, con tanto di logo della Regione e del Comune di Genova che così mettono la faccia accanto a quella dei medici che rischiano la pelle in corsia.

Già, adesso i medici sono molto amati dall’opinione pubblica. Tutti di corsa a sostenerli così magari un po’ del loro consenso si riflette su di noi.

Va bene che ormai la memoria non è una dote molto coltivata in politica. Però i liguri certo ricordano che pochi mesi fa aveva deciso di privatizzare una manciata di ospedali del Ponente ligure.
I liguri sanno che, secondo uno studio Cgil, negli ospedali della sua Liguria negli ultimi quattro anni si sarebbero persi 1100 posti di lavoro (230 medici).

I liguri ricordano le penose e tragiche immagini dei malati di cancro costretti a quotidiani viaggi in pullman perché a Genova non c’erano apparecchi per la radioterapia.

Per non dire che, stando ai dati elaborati da un epidemiologo stimato come Valerio Gennaro, il virus in Liguria ha mietuto molte vittime: “Siamo ai primi posti in Italia per mortalità giornaliera per 100mila abitanti”. Certo non è colpa della Regione e di Toti, ma di sicuro non c’è neanche molto di cui vantarsi.

Troppo facile cavarsela con un manifesto.

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