Erzelli, una collina di soldi

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di Ferruccio Sansa e Carlo Tecce*

“E’ vero che il parere per gli Erzelli l`ho firmato  io, però il Consiglio era d`accordo all`unanimità. Il nostro atto non è vincolante, l`Università di Genova può decidere in autonomia se quel bene merita un acquisto urgente. É vero anche che la presidenza della Repubblica si è interessata, ma non ho ricevuto pressioni. Ho avuto solo, molto indirettamente, contatti con il Quirinale: mi sembra normale, li abbiamo di frequente”, racconta il presidente dell`Autorità per gli Appalti pubblici, Sergio Santoro. Negli uffici di via di Ripetta c`è chi, parlando off the records, è meno diplomatico.
Del resto agli addetti ai lavori non era sfuggito quel “dettaglio”: il parere che di fatto rimette in discussione il grande
progetto genovese degli Erzelli era stato firmato anche dal presidente dell`Autorità. Quasi a rafforzare la decisione su un`opera che ha molti santi in paradiso: parliamo della cittadella tecnologica. Operazione privata da oltre mezzo miliardo, su cui stanno arrivando, però, molti soldi pubblici. Come quelli dell`Università, che doveva partecipare
al progetto realizzato senza gara europea. Di qui lo stop dell`Autorità.

AMICIZIA DI VECCHIA DATA
La spiegazione di Santoro colpisce: il Presidente della Repubblica si interessa a un progetto privato portato avanti da un amico di vecchia data. Niente di illecito. E nemmeno una sorpresa: il sostegno di Giorgio Napolitano agli Erzelli è noto da tempo. Addirittura è stato riportato – in tono entusiastico – sui giornali genovesi di poche settimane fa: “Sarebbe stato Napolitano a confidare al presidente della Regione, Claudio Burlando, che per l`insediamento della facoltà di Ingegneria ad Erzelli, si aspetta che intorno alla metà di gennaio arrivino notizie positive”, scriveva l`edizione genovese di Repubblica. Nessuno si è chiesto come e perché il Quirinale si aspettasse novità (e positive).

IL SOGNO TARGATO PD

Tutti d`accordo. A cominciare dal centrosinistra. Il Governatore Burlando è in pole position, è proprio il caso di dirlo, visto che durante un sopralluogo agli Erzelli incappò nell`inglorioso contromano con successiva esibizione
della tessera parlamentare – scaduta – agli increduli agenti della Stradale. E poi il sindaco Marco Doria, non si sa se
convinto o meno, visto che il suo schieramento gli mette la pistola alla tempia. Ma non mancano banche,cooperative, costruttori, organi di informazione. Tra i pochi che hanno espresso perplessità ci sono i 5 Stelle e il consigliere comunale Enrico Musso (indipendente). In passato c`erano stati l`ex sindaco Marta Vincenzi e l`architetto se-
natore a vita Renzo Piano. Che aveva firmato il progetto e poi ha sbattuto la porta: doveva essere una cittadella della tecnologia, rischia di diventare una mega operazione immobiliare, è il dubbio di Piano. Altri critici si spingono oltre: un progetto mastodontico, gestito da privati, ma tenuto in piedi con soldi pubblici. Centinaia di milioni.
Vero? Erzelli nasce per un`idea dell`intraprendente Castellano (il Fatto lo ha interpellato chiedendogli se volesse fornire una sua versione): Genova città in crisi, senza industrie, senza più una vocazione, voleva puntare sull`innovazione. Costruendo un polo tecnologico sulle alture della città.
Strada facendo, però, alle luci si sono aggiunte sempre più ombre. Cui nessuno ha mai dato risposte.
L`unica cosa sicura è che Erzelli è voluto fortissimamente dalla politica – segnatamente dal Pd – e dalla finanza. Oltre che dal padre dell`iniziativa: Carlo Castellano, un manager risoluto, ruvido, passato dalle partecipazioni statali al privato dove ha creato una società di successo, l`Esaote biomedica. Un manager “rosso” che ha pagato questa sua atipicità quando fu gambizzato dalle Br. Castellano alterna il suo impegno nell`industria con la passione politica nel Pci e poi via via fino al Pd (partito finanziato dalla società Erzelli) di cui è stato membro del direttivo.
LA PLUSVALENZA DEL 900%
Ma partiamo dall`inizio. Per la realizzazione degli Erzelli viene individuata intorno al 2000 un`area alle spalle di Genova, una delle poche alture non cementificate. Peccato che due anni prima l`imprenditore Aldo Spinelli – terminalista portuale con amici a sinistra e a destra abbia ottenuto le aree per depositarci i suoi container, pagandole
un tozzo di pane, dalla società pubblica che le gestiva: 8 miliardi di lire. Ed ecco che nel 2006 Spinelli rivende le aree alla Genova High Tech per la bellezza di 35 milioni di euro. Una plusvalenza del 900% in otto anni. Spinelli trasloca in porto, ottiene altre aree a prezzi sempre vantaggiosi. Un`operazione su cui nessuna autorità cittadina ha mai offerto chiarimenti.
E’ solo l`inizio: Erzelli è un`operazione da 400mila metri quadrati. Ma la parola magica “tecnologia” spalanca le porte. E poi c`è una promessa: il 70% delle costruzioni andrà al settore produttivo, 15% sarà parco verde. Le residenze non supereranno il 5%.

PIANO SE NE VA E L`EX SINDACO RACCONTA
Soprattutto pesa la firma di Renzo Piano sul progetto. L`architetto genovese disegna cinque torri, la più alta raggiunge i 165 metri, per concentrare le costruzioni e realizzare un parco che digrada verso la città. Ma passano gli anni e le superfici destinate alle case crescono (25%). C`è odore di operazione immobiliare: arriveranno 1.500 appartamenti per 3.600-4.500 persone. Così Piano si ritira dall`operazione.
Ma i retroscena più succosi li racconta Marta Vincenzi, allora sindaco di Genova: “Se parte del mio partito mi ha voltato le spalle e non sono stata ricandidata dipende anche dalle modifiche che chiesi per il progetto Erzelli”, esordisce Vincenzi. E rincara la dose: “Fu la goccia che fece traboccare il vaso e portò alla rottura dei miei rapporti con la Regione, Burlando, e i poteri forti della città”. Ricevette pressioni? “Uno dei responsabili dell`operazione
mi disse chiaramente di non mettermi di mezzo. Disse che lo avrebbero spiegato anche a Piano”. Ci fu un interessamento di Napolitano? “Non mi risulta. Ricordo che Romano Prodi appoggiò calorosamente l`opera… del resto tra i soci c`è un suo grande sostenitore, Rasero. Ma chissà come gliel`avevano presentata a Prodi…”. E lei,
Vincenzi, che dubbi aveva? “Non mi piaceva che si costruisse ancora sulle colline di Genova. Le abbiamo già cementificate e con effetti devastanti. E poi, strada facendo, ho visto aumentare i casermoni e diminuire il verde. Per non dire dell`aspetto finanziario, che secondo me era fragile”. Alla fine le eleganti torri di Piano restano sulla carta. Il
nuovo progetto prevede una quindicina di palazzi squadrati in stile un po` sovietico.

LE MANI DELLE BANCHE

Ma chi sta dietro all`operazione Erzelli? Tutti. Dalle onnipresenti cooperative alle banche. Ecco Intesa, Unipol assicurazioni, ma soprattutto Carige, l`istituto genovese con tanti agganci nel mondo politico. Quella stessa
banca che è stata rivoltata come un calzino dagli ispettori di Bankitalia. Che hanno puntato il dito anche su questa operazione: Carige – socia di Erzelli – interviene con finanziamenti enormi (circa 240 milioni). Tra i soci, si diceva, anche Giuseppe Rasero, poco noto al grande pubblico, ma non agli ambienti della politica che conoscono i suoi rapporti di amicizia con Prodi che lui chiama familiarmente “Romano”.
Erzelli doveva essere il paradiso hi-tech del Nord-Ovest. Qui dovevano installarsi decine di
imprese. Almeno sulla carta.
PIOVONO SOLDI PUBBLICI

Ma le imprese che si trasferiscono agli Erzelli si contano sulle dita di una mano. Spiega Enrico Musso: “Ovunque nel
mondo, da Sophia Antipolis a Taiwan, i parchi scientifici-tecnologici sono un motore d`innovazione e crescita anche indotta. Bene quindi il progetto. Ma il suo sviluppo lascia perplessi: tre aziende ottengono forti contributi per un trasloco da Genova a Genova che non crea lavoro. Lo riduce. Ed Esaote ha ottenuto di convertire lo spazio che libera nella vecchia sede per l`ennesimo centro commerciale”. Già, Siemens ed Ericsson avevano già sede a Genova, si tratta di un semplice trasferimento. Non solo: per il trasloco agli Erzelli (che costa 73 milioni), la sola Ericsson si è vista garantire 11 milioni dalla Regione Liguria, 24 dal Miur e 6,9 dal ministero dello Sviluppo Economico.
Totale 42 milioni pubblici (quasi il 60%). Con beffa finale: lo spostamento doveva garantire l`occupazione (in Liguria il tasso di disoccupazione giovanile sfiora il 30%). Ma, appena trasferita, l`impresa ha annunciato una riduzione del personale.

IL JOLLY DELL`UNIVERSITÀ

Ilgrande sogno arranca. E così si cala il jolly: agli Erzelli andrà la facoltà di Ingegneria. Operazione da 152 milioni. Pubblici, ovviamente: almeno 110 milioni arriveranno dallo Stato e dalla Regione. Poi finanziamenti da Carige, socia dell`operazione. Ed ecco l`ultima pagina: la bocciatura dell`Autorità.
Ma il piano B è già pronto: l`Università comprerà le aree dalla società privata e farà costruire con una gara europea. Stefano Camisasso (M5S), una delle poche voci critiche, spalanca gli occhi: “L`Ateneo dovrebbe sborsare circa 30 milioni solo per comprare i 59mila metri quadrati dell`area. Quando, pochi anni fa, l`intera zona è stata pagata dai privati 35 milioni. A ogni passaggio di proprietà l`area aumenta valore esponenzialmente. E alla fine a pagare è il pubblico”. Aggiunge Camisasso: “Pensate se l`Università di Genova investisse quei 152 milioni per la ricerca … sarebbe un`occasione irripetibile. E poi in città esistono strutture pubbliche che potrebbero accogliere Ingegneria. A un costo decisamente inferiore”.
Difficile dire poi che cosa ne sarà delle tante promesse snocciolate in questi anni: come la vasca per le simulazioni di Ingegneria navale, fiore all`occhiello dell`ateneo. C`è chi avanza dubbi: la vasca si farà, ma più piccola. Anzi, forse non si farà proprio. Addirittura qualcuno ipotizza che Ingegneria navale traslochi a La Spezia.
Allora, è possibile sapere che cosa andrà agli Erzelli?
“Potremmo costruirci un nuovo ospedale”, buttano li in Regione. Ancora soldi pubblici. E cosa dire della promessa di pochi giorni fa? Una stazione ferroviaria firmata dall`archistar Santiago Calatrava. Altri soldi pubblici.

L`AFFARE DEGLI IMMOBILI DISMESSI

Comunque vada, l`operazione Erzelli sarà molto vantaggiosa per qualcuno: il business potrebbe essere quello delle aree dismesse. Ingegneria libererebbe edifici di pregio nel quartiere più pregiato di Genova.
Chi li comprerà e a quanto?
Non solo: il Comune ha cambiato la destinazione d`uso dei palazzi dove sorgeva l`Esaote. Addio uffici, arrivano i
centri commerciali: grazie a un accordo Esaote-Cooperative ne nascerà uno da 2.500 metri quadrati.
Speculazione? A chiederlo a Castellano, incappi nelle sue ire. Come è accaduto in diretta
tv: “Erzelli è un grande progetto. Basta con questa idea della speculazione. Scherziamo?”. Stop.
Ma di questi dubbi nessuno parla.
Grandi giornali mandano a Genova famosi inviati – gli stessi che scrivono libri a quattro mani con Giorgio Napolitano – per inchieste dai toni trionfalistici sul progetto. D`accordo, l`idea poteva essere buona. Ci sono ancora delle luci. Ma le ombre? Vietato parlarne.

*dal Fatto Quotidiano del 10 febbraio 2014

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