Epifania a Torriglia

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Da tempo i veggenti avevano predetto l’avvento di un nuovo sindacoManuela, profetessa della scienza celebre per le sue previsioni sistematicamente capocchiada Human Technopole al Referendumasseriva di essersi scorta con tanto di fascia tricoloreriflessa in uno specchio magic(gadget creato a Morego dal team di ricerca sulle macchine del tempo, in base alprotocollo “Ritorno al futuro” del professor Zemeckis).

Intanto, mentre fervevano le discussioni, in una capanna allestita nel campo da bocce di Torriglia, tra babbo Claudio Giuseppe e mamma Lella Maria, scaldato dalfiato termoregolato del cyber-bue e dell’asinello virtualerealizzati dal pool di Morego al lavoro sul Pixarprotocollo “Toy story”, aveva schiuso gli occhi ilpargoletto primo cittadino annunciato.

Ben presto, percorrendo a tappe forzate la statale 45 del Passo della Scoffera, giunse all’umile stazzo lapittoresca carovana dei tre re magi: il paffuto Alessandro, ancora con le gote incerottate per i pesci sbattutigli in faccia dalla capogruppo PD in Regione, il neo-baffuto Giovanni, che esibiva ferite lacerocontuse per l’affettuosa discussione con la solita pulzella su chi era stato in passato fervente bersanianoe infine Victor, ormai ricurvo sotto il peso del palmares di successi conseguiti in tutti gli appuntamenti politici che aveva affrontato nell’ormai lungo apprendistato partitico.

Erano stati guidati nel loro viaggio dall’apparizione in cielo della stella cometa nunzia dell’avvento e ora – nonostante un’epifania illuminata tanto fiocamente tutti i presenti poterono notare lo spettacolo curioso del trio che avanzava verso la culla vaticinattentando di farsi reciprocamente sgambetto.

Ognuno di loro recava l’offerta di un dono benaugurale: il distretto tecnologico di Erzelli, che sarebbe decollato con il definitivo insediamento sul colle fatale della scuola di formazione per farisei (e l’affabulatore di corte aveva già fissato la data del trasloco: 3018); “l’Azzurro-Stampato” (o Blue-Print, nell’idioma barbarico),l’esercizio di alta speculazione saltata fuori dal cilindro,per cui la realizzazione di abitazioni con posto barca veniva presentata come il dono disinteressato dellarigenerazione urbana; per ultimo, la milanesizzazionedell’Istituto Italiano di Tecnologie, che spostando altrove il baricentro del suo business avrebbe certamente potenziato il ruolo del territorio che sino a oggi lo ha sontuosamente finanziato (nell’immortale logica del “prendi i soldi e scappa”).

Attirato dal trambusto del pittoresco corteo di maghettineorenziani, sopraggiunse subito il comitato pastori;sino a poco prima salmodianti la nenia malaugurante del SI: Beppe, Titti e il sempreverde Stefano Z. Portavano in dono il gregge di nuovi organigrammi che si dichiaravano pronti a ricoprire.

Non meno generoso, appena sopravvenuto, il boy-scoutbuon samaritano Pippo si rese subito disponibile a trovare l’alloggio al bambinello; scegliendolo tra quelli che aveva cercato inutilmente di vendere nel viaggio inRussia insieme a Claudio Giuseppenella sua veste diresponsabile regionale dell’ente ARTE (dove avevaparcheggiato a prezzi fantasiosi il patrimonio immobiliare pubblico).

All’unisono i presenti andavano ripetendo che occorreva far presto a insediare il sindaco sceso dal cielo, perché da un momento all’altro poteva arrivare lo stragista di innocenti Simone detto Erode, brandendo la 44 Magnum dell’ispettore Callaghan.

Solo allora ci si accorse che stava avvenendo un grossoequivoco: in quella culla non sgambettava un bimbo,bensì una femminuccia. Catapultata in scena provenendo da un’altra favola, ambientata “nel paese delle meraviglie”.

Proprio in quel momento sulla testa della piccola Alice apparvero cinque stelle e si accese l’hashtag da paura “io sto con Virginia Raggi”.

P.S. Un genovino di cioccolato sarà sorteggiato tra quanti indovineranno l’esatta identità di tutti i personaggi crittati che compaiono in questo racconto di Natale.

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