Dio ci salvi dai grillini

0
661

di Bruno Lugaro

“Non sono massone, non sono dell’Opus Dei. Sono un uomo libero che si è fatto da solo”. E l’opera gli è riuscita particolarmente bene, perché il commendatore Luciano Pasquale, classe 1950, origini piemontesi, cuore juventinissimo, è da oltre vent’anni l’uomo forte di Savona. Mai scalfito da vicende giudiziarie, ha ricoperto per tre decenni il ruolo di direttore dell’Unione Industriali di Savona, poi ha spiccato il volo. Fino a poche settimane fa è stato contemporaneamente presidente della Cassa di Risparmio di Savona, presidente della Camera di Commercio e presidente dell’Istituto Tagliacarne. Il ciclone Berneschi e successivamente l’accorpamento delle Camere di Commercio liguri e di Carisa a Carige, potevano segnare la fine del potere di Pasquale. E invece rieccolo in sella, alla guida della Camera di Commercio unica e nel management di Carige. Nei giorni scorsi Pasquale, di solito molto prudente quando si parla di politica, ha confessato al Secolo XIX il suo auspicio per le elezioni comunali: va bene tutto, “purché non vincano i Cinquestelle, perché Savona non ha bisogno dei loro no”. Soprattutto, dal suo punto di vista, non ha bisogno di “guastatori” che minaccino di scardinare il sistema di potere garantito storicamente a Savona, sia dal Pd sia dal centrodestra. Partiti che, detto per inciso, in più di un’occasione hanno provato a candidare Pasquale nelle proprie fila. Senza successo. Il “Lucianone” savonese ha saputo gestire se stesso al meglio. La scelta di non scegliere uno schieramento politico gli ha garantito, di volta in volta, il sostegno necessario per conquistare le poltrone più ambite. E sarebbe il colmo cadere sotto i colpi di un manipolo di “grillini”. A sessantasei anni Pasquale non vuole sorprese. Dunque, forza Cristina Battaglia (Pd), forza Ilaria Caprioglio (centrodestra): “Hanno entrambe le carte in regola per avviare il cambiamento”, dice il commendatore. Cambiamento, sia chiaro, mica rivoluzione.

LASCIA UN COMMENTO