Dieci domande al sindaco su Euroflora

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Euroflora non è una fiera, anche se è nata alla Fiera di Genova nel lontano 1966. Sarà banale, ma è il caso di ricordarlo: una fiera è un evento in cui si affittano degli spazi espositivi attrezzati a dei soggetti che vendono temporaneamente prodotti o servizi.

Euroflora, per dirla con i Belgi che le hanno inventate, è una floralie, cioè uno spettacolo di piante e fiori. La Fiera di Genova, per fare Euroflora, affittava i suoi spazi attrezzati ad associazioni o regioni o paesi che facevano a gara (più di 700 concorsi) per costruire ogni 5 anni lo spettacolo più bello del mondo che la gente (quasi  600.000 persone nel 2006) si metteva in fila, pagando il biglietto, per andare a vedere.

Diciamo la verità, spendere tutti quei soldi, rovesciare quintalate di terra e sabbia nei cubi di cemento della Fiera e buttar via alla fine tutte quelle piante, alcune delle quali secolari, non era esattamente un’operazione sostenibile, vista con il senno di poi. Ma era comunque uno spettacolo emozionante.

A pensarci bene, Euroflora ha portato a Genova cinquant’anni fa il turismo emozionale, quello che oggi viene osannato da tutti gli strateghi del webmarketing dei viaggi e praticato quotidianamente (con risultati non sempre esaltanti) dalle redazioni web e social delle regioni, delle città e delle strutture turistiche.

Ma torniamo a noi: dunque Euroflora è stata per cinquant’anni soprattutto un’emozione, anche se costosa e poco sostenibile. Per chi scrive era soprattutto entrare nel Padiglione S (l’orrendo palasport), fermarsi un attimo, lasciar correre lo sguardo e rimanere senza fiato. Un colpo d’occhio e al cuore che ti rimaneva dentro per cinque anni, fino alla volta dopo.

E ora veniamo al punto: visto che in Fiera Euroflora non si poteva più fare, dopo 3 anni di schermaglie  (la facciamo con l’Expo di Milano anticipando di un anno, no la facciamo nell’anno giusto ma a Firenze, anzi no la facciamo nel 2017 ma al porto antico, ecc. ecc.) il Sindaco Bucci decide di rompere gli indugi e portare Euroflora ai Parchi di Nervi, nonostante il parere contrario degli esperti e degli organizzatori storici.  

Deve aver pensato, come noi, che in fondo Euroflora non è una fiera, e che quindi si poteva fare anche lontano dalla fiera. E poi che a Nervi c’è un parco storico, un po’ decaduto, molto piegato dalle intemperie, vicino a un museo bellissimo e sconosciuto ai più, celebre per il suo roseto, radicato in una di quelle periferie residenziali che tanto gli stanno a cuore, insomma che fosse il luogo ideale dove far rivivere il sogno di Euroflora.
E noi, che non apparteniamo certo alla categoria dei gufi, gli diamo atto che si tratta di una scelta coraggiosa, soprattutto perché presa in direzione ostinata e contraria. Ma siccome a Euroflora teniamo tantissimo, come tutti i genovesi, vogliamo fare al Sindaco 10 domande, tanto per capire se questo nostro immenso patrimonio comune lo abbiamo messo nelle mani giuste:

  1. Qualcuno è andato con la valigia in mano a spiegare ai paesi e alle regioni potenzialmente interessati (che come noto preparano i budget l’anno precedente) che quest’anno Euroflora si faceva, si faceva a Nervi, e a quali condizioni?
  2. Se prima si facevano più di 700 concorsi e oggi se ne annunciano circa 150, ancora da organizzare, non è che i visitatori si ridurranno in proporzione?
  1. Quanta sabbia si dovrà scaricare nei fragili parchi di Nervi per allestire lo spettacolo, quanti mezzi pesanti dovranno passare sui viali e in che condizioni lasceranno gli amati prati?
  1. Quante volte bisognerà  sostituire i fiori lasciati all’aria aperta per 16 lunghi giorni? E con quale aggravio di costi rispetto alle edizioni al chiuso?
  1. Visto che i tornelli all’ingresso dei parchi non si possono mettere, e che i biglietti si venderanno solo online, se la casalinga di Voghera dovesse prendere il treno e scendere a Genova Nervi se lo potrà comprare almeno un biglietto?
  1. Che cosa ne faranno AMIU, ASTER e AMT di tutti quei biglietti che hanno ricevuto in cambio della sponsorizzazione? Non è che li regaleranno a tanti genovesi che se li sarebbero comunque comprati, rendendo più difficile raggiungere il famoso punto di break even, detto anche pareggio di bilancio?
  1. E se il pareggio non lo si dovesse raggiungere, il buco lo pagherà il Sindaco Bucci o tutti noi?
  1. Piuttosto che fare in fretta e furia un’Euroflora di serie B, non sarebbe stato meglio inventarsi un altro evento ai Parchi di Nervi e salvaguardare il marchio in attesa di tempi migliori?
  1. In che punto esatto dei parchi di Nervi dovremo fermarci per ammirare lo spettacolo di Euroflora con il cuore in gola, come succedeva nel padiglione S?
  1. E se, nonostante tutto, dovesse piovere?

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