Sono passati più di 30 giorni dalla chiusura delle scuole in Liguria. Noi docenti siamo ancora spiazzati, in attesa di indicazioni su come garantire la didattica, e al tempo stesso preoccupati per i nostri studenti: sappiamo che dalla qualità del nostro lavoro dipenderà il loro futuro. Non è infatti mai stato pensabile – in nessuna classe – saltare il programma, le interrogazioni e le verifiche per più di un mese di scuola. Il legame nei loro confronti e il senso di responsabilità è ancora più forte quando insegni in contesti difficili, quando i tuoi ragazzi sono già segnati da cicatrici anche se ragazzini.

Gli studenti della Val Polcevera hanno queste caratteristiche: sono alcune migliaia di studenti che hanno imparato a convivere con il crollo del Ponte Morandi e da poco intravedevano la normalità. Ora vivono una nuova battaglia, quella del Covid-19, affrontando una sfida più grande di loro con la dignità e la forza che farebbe invidia a molti adulti.

Per garantire la continuità didattica le scuole si sono riorganizzate e, con l’avvio delle videolezioni, noi insegnanti siamo entrati nelle loro case mentre gli studenti in quelle dei loro professori. Stiamo imparando a condividere le difficoltà dell’isolamento forzato restituendo alla scuola un senso di unità. Professori e studenti hanno una conoscenza reciproca che molto spesso è limitata all’ambiente scolastico: ma mentre è bene che gli insegnanti si interessino di alcuni dettagli della vita dei propri studenti, questi ultimi conoscono raramente la vita privata dei loro docenti.

Quando i professori insegnano da casa sono invece immersi nella loro realtà casalinga e in quei dettagli che – per quanto ci si stia attenti – è difficile non condividere: in quel momento sono quindi professori, ma anche figli che talvolta vivono ancora con i genitori anziani; sono precari in affitto che abitano insieme ad altri coinquilini per dividere le spese; genitori con figli indisciplinati; mariti e mogli alle prese con la quotidianità della propria vita coniugale.

Al tempo stesso gli studenti sono figli che si prendono cura di fratellini e sorelline, giovani adulti che imparano ad usare i programmi per le videoconferenze e si preoccupano per la connessione inadeguata senza la quale restano esclusi dal mondo e dall’istruzione. Alcuni studenti vivono le disuguaglianze perché non possono permettersi un tablet e giga sufficienti a seguire le lezioni e preferiscono evitare di mostrarsi in video per non far vedere a tutti caratteristiche della propria vita privata che possono creare loro insicurezze.

Noi insegnanti dobbiamo essere comprensivi, aiutare i nostri studenti per non rischiare di perderli. Dobbiamo accompagnarli in questa battaglia, senza pensare solamente ai voti e al programma come se fossimo in condizioni di normalità. I ragazzi del Covid-19 stanno imparando anche altre competenze, acquisite in un periodo complicato che racconteranno ai loro figli.

Non bisogna dimenticare che sia gli studenti che i professori stanno perdendo persone care: parenti, amici, vicini di casa. In una scuola di Sampierdarena la scorsa settimana è morta la bidella. Gli studenti sono rimasti molto colpiti da questo. Siamo tutti a rischio, con la preoccupazione che il virus possa avvicinarsi pericolosamente anche a noi. Dobbiamo ricordarci di questo quando organizziamo la nostra vita davanti al computer e prepariamo i compiti e le lezioni. L’obiettivo delle videolezioni, infatti, non è solo riuscire a insegnare nuovi concetti per salvare l’anno scolastico, ma aiutare i ragazzi ad alzarsi dal letto per sentirsi ancora parte di una comunità.

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