Cos’è per voi il fascismo?/1 “Quella non sottile differenza tra pubblico e privato”

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L’altro giorno parlavo con una mia amica di questo rigurgito fascista che ci incuriosisce un po’ e ci preoccupa molto.

“Però” diceva lei, “se vogliamo difendere la libertà di espressione, perché impedire a quelle persone di fare il saluto fascista o di coltivare la loro ideologia?”.

È un dilemma etico nel quale ci siamo ritrovate, io più rigida nella mia posizione, lei più possibilista.

“Quando eravamo piccoli” ha aggiunto, “se qualcuno provava a dire Eh però quando c’era il Duce, i nostri nonni neanche gli facevano finire la frase. Ma era un tempo in cui la gente che quel periodo lo ha vissuto era ancora viva. Adesso chi c’è a ricordarcelo? Non avrebbe più senso discutere, con quelle persone, cercare di capire perché la pensano così e rispettare il loro pensiero?”.

Il concetto fila, ma c’è la Storia a risponderle.

Ci sono volute battaglie decennali perché le nostre generazioni potessero sentirsi libere di essere e di fare: dalla libertà di religione al ruolo delle donne, dalla libertà di stampa a quella di sciopero, dai capelli lunghi dei ragazzi al fare capannello sul marciapiede e, per dirne una, stiamo ancora lottando per veder riconosciuti rispetto e diritti per gli omosessuali (e anche per le donne, non è che l’abbiamo proprio proprio risolta, quella, in Italia).

E non mi addentro nemmeno nelle questioni – attuali e importantissime – della discriminazione razziale.

Ci sono decenni di battaglie e decenni di Storia che rispondono alla domanda della mia amica.
E se qualcuno ama tenere sulla mensola del salotto il mezzo busto del Duce, è libero di farlo perché hanno vinto gli altri. Ma se espone quell’ideologia in pubblico, no, non lo può fare. Perché hanno vinto gli altri, quelli che credono nella libertà e nel rispetto di tutti, compresa la Legge.

C’è la Storia a ricordarci perché nella nostra Costituzione l’apologia del fascismo è un reato, c’è la Storia a ricordare, anche in Germania, perché quel tipo di ideologia è profondamente sbagliata. C’è la Storia a darci dei limiti, perché la libertà non è tale se illimitata, perché se illimitata invade e limita la libertà degli altri. E perché ci sono volute due Guerre mondiali per fermare quella “libertà di espressione”. Perché era iniziata così, cerchiamo di non dimenticarlo mai.

 

*Barbara Fiorio è nata, vive e scrive a Genova.

Ha pubblicato il saggio ironico sulle fiabe classiche “C’era una svolta” (Eumeswil, 2009) e i romanzi “Chanel non fa scarpette di cristallo” (Castelvecchi, 2011), “Buona fortuna” (Mondadori, 2013) e “Qualcosa di vero” (Feltrinelli, 2015). Di recente è inoltre uscito un suo racconto inedito nell’antologia “Gatti – Le storie più belle” (Einaudi, novembre 2015). I suoi libri sono tradotti in Spagna e in Germania.

Tiene corsi e laboratori di comunicazione e di scrittura creativa, tra cui il Gruppo di Supporto Scrittori Pigri.

Vita e Caruggi si ispira all’omonima rubrica che la giornalista genovese Margot, protagonista di “Buona fortuna”, tiene su un quotidiano locale.

www.barbarafiorio.com

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