E’ giusto citare tre recenti iniziative che precedono la nomina del nuovo Vescovo di Genova, padre Marco Tasca dei francescani conventuali.

E’ giusto citarle perché trasmettono il desiderio di cambiamento e rinnovamento che animava e anima ancor più oggi centinaia di laiche e laici impegnati nella chiesa genovese.

E’ giusto citarle perché raccontano di un Papa Bergoglio che, ancora una volta, pare aver saputo mettersi in ascolto, più che cedere a correnti ed influenze.

E’ giusto citarle perché sono quel terreno fertile – di passione per il Vangelo, di senso critico, di coraggio di esporsi – sul quale il nuovo designato, se vorrà, saprà di poter contare per cominciare il suo tempo di ascolto e di servizio alla comunità.

La prima iniziativa è una petizione dal titolo “Chiediamo per Genova un Vescovo sulle orme di Papa Francesco”, pubblicata a metà febbraio scorso su Change.org con primi firmatari Angelo Cifatte, Angelo Chiapparo, Carlo Ferraris, Anna Raybaudi, Giuseppe Rolandi, Marina Sartorio.

“La chiesa cattolica – recita l’incipit – è oggi ad un bivio tra un processo di rinnovamento missionario che rimette al centro i valori evangelici (processo favorito e incarnato da Papa Francesco) e la tendenza ad un “accanimento dottrinale”, di difesa e conservazione dell’esistente, di separazione tra “puri e impuri”, spesso in nome di tradizioni che hanno caratterizzato solo una parte della chiesa e un pezzetto della sua storia. Noi crediamo in una “chiesa in uscita” che ascolta e lavora per conformarsi di più al Vangelo di Gesù, e per farsi “ospedale da campo” dell’umanità sofferente. Credere in questa conversione richiede applicazione e competenza, non un semplice consenso di facciata né una timida gestione dell’ordinario”.

Seguono una serie di articolate sfide che i firmatari ritengono urgenti per la chiesa genovese, dall’aggiornamento della formazione dei preti, ad un investimento sui diaconi sposati per l’animazione delle comunità parrocchiali, da una visibile promozione di laici e donne nei contesti decisionali allo sviluppo di piani pastorali incentrati sulle ingiustizie, con particolare attenzione al tema migranti e ai temi ambientali. Viene sottolineata l’esigenza di una riforma dell’informazione diocesana e di una maggiore trasparenza economica e nei processi decisionali a tutti i livelli. Chiude la petizione la richiesta di un Sinodo diocesano (mai celebrato fino ad oggi, al contrario di tante diocesi italiane) perché sia la pluralità dei membri della chiesa genovese a mettersi insieme in ascolto della realtà, facendo un discernimento discusso e collettivo e pianificando le linee guida pastorali dei prossimi anni.

Raggiunte le 750 firme in pochi giorni, la petizione è stata come promesso inviata dai promotori al Nunzio in Italia e a Papa Francesco.

Una seconda iniziativa è la lettera sottoscritta a metà marzo da circa 60 Capi Scout AGESCI di Genova, destinata al Nunzio Apostolico in Italia, una lunga missiva incentrata sulle sfide educative, sui bisogni dei ragazzi e sul rapporto tra gruppi scout e parrocchie nel contesto della Diocesi genovese. In un tono estremamente propositivo, di educatori che si mettono per primi in discussione e a disposizione, la lettera chiede tra le altre cose, nell’occasione della nomina di un nuovo Vescovo, maggiore capacità di ascolto dei giovani, di andare nei luoghi dove vivono più che “calare dall’alto” proposte o testimonianze; linguaggi e stili per raccontare Cristo più accessibili e adatti ai tempi; uno stile pastorale che non parli solo dei giovani e ai giovani, ma “con” i giovani; maggiore inclusione delle diversità di visioni, di fedi, di provenienze; coinvolgimento e formazione dei laici nella vita della chiesa. Risuona varie volte il bisogno di “audacia” per ridare vitalità a spazi, luoghi, ambienti ecclesiali dove possano esprimersi in maniera più autonoma e creativa i giovani, e in generale il fondamentale coinvolgimento del Popolo di Dio nei processi decisionali della vita diocesana.

Una terza iniziativa è la lettera aperta indirizzata a fine marzo a Papa Francesco dal gruppo genovese dell’Associazione Nazionale Donne per la Chiesa. Un movimento ecclesiale spontaneo nato solo due anni fa da gruppi di donne credenti in tutta Italia, con il “desiderio condiviso di offrire alla Chiesa e al mondo le nostre migliori energie e capacità, che sappiamo essere spesso ancora poco viste e valutate”. Il gruppo di Genova ha chiesto un nuovo Vescovo “capace di ascolto e condivisione delle necessità della porzione di gregge che gli è affidata, autentico nelle parole e nei gesti, credibile come persona, aperto al confronto, audace nelle scelte. Non solo. Non ci basta un uomo di grande fede e umanità. Abbiamo bisogno di qualcuno che apra una strada nuova, mai percorsa ma una strada che nel contempo sia anche una riscoperta e abbia il sapore di un ritorno alle origini”. “Per la nostra chiesa – continua la lettera – ci vuole una rivoluzione gentile di cui oggi le donne possono essere migliori interpreti” e quindi un Pastore” che sappia restituire alle donne spazi pubblici autorevoli di parola e interpretazione del Vangelo”.

Ho tenuto a ricordare in un momento di passaggio queste tre azioni in particolare, perché raccontano più di molti ragionamenti ed opinioni quanto impegno, dedizione, “angosce e speranze”, esperienze vissute e visioni concrete permeano il tempo di attesa che ha preceduto questa nomina. Insieme a chi ha ha scelto di esporsi e prodigarsi dal basso, è giusto ricordare anche tutte le persone, quei preti, quei religiosi, quelle laiche e laici che non hanno voluto o potuto esporsi per proteggere spazi ecclesiali vitali, differenti, sperimentali, i quali solo così arrivano vivi e vegeti alle soglie di una nuova stagione.

Sulla stagione che si chiude è stato già detto a sufficienza in altre circostanze.

Occorre ampliare lo guardo con speranza e disponibilità, sapendo che una cultura figlia di decenni non si cambia in un giorno, che non c’è bacchetta magica e non si aspetta il supereroe di turno. “Non si può vincere senza convincere”, dice un grande prete genovese.

D’altronde, vediamo sempre più come la riforma della chiesa portata avanti da Papa Francesco sia – ovunque – strenuamente ostacolata, e l’Osservatore Romano in un articolo di qualche anno fa ci ha spiegato anche da “chi”.

Ora a Genova è tempo di guardare avanti, con le energie che sono rimaste e quelle che è possibile risvegliare, riappassionare, focalizzando le conversioni necessarie di cui ciascuno di noi ha bisogno per farsi “esistenza in uscita”, Buona Novella al centro delle grandi sfide del nostro tempo.

Forse così, un passo alla volta, vino nuovo sarà versato in otri nuovi.

E l’improvvisa, curiosa pennellata di colore a cui stiamo assistendo potrebbe presto trasformare ogni altro lascito soltanto in un ricordo.

Poi neanche più quello.

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