Madamine, Biasotti e Mazzarello. Della chiamata alle grandi opere andata in scena domenica in piazza De Ferrari resterà questa immagine. Non tanto il flop per quelle 150 presenze scarse, bensì per quello che questo presidio ha evocato. Sapore di antico e stantio. A cominciare da  una banalizzazione: Grandi opere uguale sviluppo. Senza neppure fare lo sforzo di pensare che esistono alternative, terze vie. Senza pensare che esistono cittadini che guardano ad altri orizzonti. Spiace solo che a mettere la firma su una giornata tanto banale  nei numeri e nella proposta ci fossero trenta/quarantenni intelligenti, con idee e visioni davvero innovative (due nomi per tutti Filippo Biolè e Lorenzo Tosa). Il loro impegno- per altro snobbato da tutti i soggetti istituzionali sostenitori dei vari Sì Tav e Gronda – meritava davvero altre battaglie.

La foto è presa dal sito di Genova Repubblica

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