Clientelismo e crisi del PD a Genova

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A Genova, la crisi del PD (e più in generale di tutta l’area di sinistra più tradizionale) non è solo la crisi di un partito che a Genova è sempre più distante dal sentire comune delle persone, non ha un progetto chiaro (e chiaramente identificabile) per la città e propone scelte politiche che spesso risultano essere poco efficaci, è anche la storia un apparato che negli anni è diventato sempre più sistema clientelare capillare e diffuso. Una modalità di esercizio del potere politico in cui le risorse pubbliche sono distribuite su base particolaristica; l’uso personalistico e discriminatorio della spesa fa però perdere generalmente di vista l’interesse generale. Il clientelismo ha generalmente effetti perversi e non neutri, porta ad una delegittimazione delle istituzioni e investe progressivamente ogni forma di regolazione politica dell’economia nella società. Il clientelismo può avere effetti negativi sull’efficacia delle azioni delle politiche pubbliche, alimentandosi con meccanismi di dipendenza e riconoscenza nei confronti del personale politico e soffocare forme di sviluppo potenziali. Molto spesso il mancato sviluppo di un territorio non dipende dalla carenza di aiuti, ma bensì dall’incapacità della classe politica locale di creare condizioni favorevoli e dalla mancata volontà di verifiche e valutazioni dei risultati derivanti da risorse precedentemente utilizzate, in taluni casi i soldi pubblici possono perfino aggravare il problema piuttosto che favorirne la soluzione. I finanziamenti pubblici possono creare dipendenza e generare nuove richieste finendo per aggravare la situazione e non mettere in moto processi che nascano dal tessuto imprenditoriale locale oltre a favorire patologie clientelari variamente articolate.

I cittadini però di questi sistemi sono stufi, non ne possono più di rendite di posizione che premiano sempre gli insider a svantaggio della collettività complessivamente intesa e che si perpetuano da generazioni politiche!! E’ un sistema che premia pochi (spesso nel breve periodo), ma che ha conseguenze per tutti (e le avrà per molti anni). La stessa mutazione delle classi dirigenti del PD e più in generale della sinistra genovese, sono emblematiche: funzionari e dirigenti pubblici e funzionari politici, consulenti, professionisti di area popolano nelle posizioni più rilevanti di natura politica e amministrativa.

Aggiungiamo a questi aspetti un ricambio della classe dirigente che spesso è risultato non all’altezza delle sfide che oggi Genova deve affrontare, sfide sempre più complesse, in tempi di crisi e in un mondo sempre più globalizzato dove i sistemi urbani competono fra di loro per intercettare opportunità di sviluppo economico.

.Gli abitanti vogliono e chiedono futuro, la crisi ha accentuato tendenze già in atto, non è un caso che anche a Genova il boom del M5S e della Lega Nord si verifichi in molti quartieri ex industriali e in molte aree dei antico insediamento “rosso” come la Val Polcevera, in molte zone di edilizia residenziale pubblica e in molte aree a forte degrado. Si tratta di zone dove la presenza delle istituzioni pubbliche appare sempre meno rilevante e sempre meno efficace rispetto alle problematiche emergenti (qualità e sicurezza urbana, disoccupazione, precarietà sociale). Il PD tiene nelle zone borghesi e tradizionalmente “bianche” dove i sistemi clientelari e i reticoli di interessi che si innestano in molti settori dell’economia cittadina sono più radicati.

All’inizio degli anni Novanta la (parziale) fuoriuscita di una classe politico-amministrativa che era sembrata inamovibile e l’emergere di un nuovo ceto politico locale avevano fatto pensare alla possibilità che Genova potesse essere depurata da questa patologia. Tuttavia, i tempi del cambiamento socio-politico sono molto inerziali e dalla seconda metà degli anni Novanta è assistito ad una “restaurazione” delle tradizionali modalità di regolazione politica di tipo clientelare.

 

*Francesco Gastaldi è docente universitario

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