Ciao Emilio

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Emilio Randacio aveva 49 anni, era un savonese di Albissola, e faceva il giornalista. Un bravo giornalista. Nel senso che era uno che ci metteva passione, competenza e cuore. Il cuore lo ha tradito poche ore fa lasciandolo morto nel letto di casa sua a Milano.

Emilio era cronista di giudiziaria de la Stampa a Milano. Quindi apparteneva a quella ristretta cerchia che lavora nel tribunale più importante d’Italia. Prima di farlo per la Stampa lo aveva fatto per Repubblica e prima ancora per Avvenire, la Voce e agli inizi nella sua città con il Secolo XIX.

Qualcuno dirà che è difficile definire il metro per giudicare un buon giornalista. Il ruolo, la lunga esperienza, la qualità di scrittura, certo. Poi però ci sono aspetti che conoscono solo i colleghi: la tenacia, il rigore morale, la scelta di esercitare la professione praticando i campi più ostici, quelli del potere, declinato nelle sue varie forme: politica ed economia. E poi la capacità di incazzarsi.

Non staremo qui a dirvi che il nostro è un mestiere pesante. Ce ne sono di molto più pesanti e usuranti. Anzi, vi diciamo che se uno lo fa come lo faceva Emilio, al netto di maldipancia, arrabbiature, amarezze, querele, la cronaca giudiziaria è un lungo sentiero di montagna che qualche volta ti consente di arrivare in cima e provare, per qualche minuto, il piacere inebriante di aver contribuito, per una parte infinitesimale, forse quasi invisibile, alla crescita della nostra comunità attraverso l’informazione. Emilio Randacio la sua parte l’ha fatta, e non è poco. Ciao Emilio e grazie.

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