Se è vero che ognuno di noi, con le idee e i valori più distanti, può comunque provare  per un artista la stessa empatia, un’analoga passione, il discorso cambia quando l’artista, e stiamo parlando di Fabrizio De Andrè, viene sbandierato, utilizzato e  celebrato da una parte politica.

La destra che governa in Regione e in Comune con i voti di quella Lega che respinge i migranti, che multa i disperati, che allontana i senza tetto, che disconosce il diritto degli omosessuali ad unirsi in matrimonio, che nega i transgender, che commemora istituzionalmente i caduti fascisti di Salò, è quella che oggi ha organizzato a Palazzo Ducale il ricordo di De Andrè a vent’anni dalla morte.

C’erano Dori Ghezzi, Cristiano De André e poi  Fabio Fazio, Gino Paoli, Antonio De Scalzi, Neri Marcoré, Morgan tutti attorno al presidente del Ducale Luca Bizzarri con accanto l’assessora regionale Ilaria Cavo e la consulente Margherita Rubino.

Ogni singolo cittadino ha il diritto di celebrare Faber ma viene da credere che la destra che oggi lo esalta, di De Andrè abbia metabolizzato solo le melodie da fischiettare. Se avesse davvero ascoltato e compreso i testi, a De Andrè avrebbero dato il foglio di via. E spiace che a fischiettare con gli alleati di Salvini oggi ci fossero anche Dori Ghezzi e Cristiano De Andrè.

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