Chiudere l’Anpi?

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Un tempo l’Anpi era una cosa seria. Non voglio fare di tutta l’erba un fascio (e non è un calembour sui fatti di Latina) perchè conosco parecchi ragazzi svegli e perbene che tengono in vita l’associazione in diverse città liguri, a iniziare dall’Anpi Savona.

Però a leggere di certi episodi (l’Anpi di Latina che protesta assieme a Forza Nuova, il segretario di Ferrara che pensa di fare satira pubblicando un post con Renzi e la Boschi nudi in un bordello chiamato Leopolda, oppure altre sezioni che negano la tessera a deputati schierati per il Sì al referendum) e a vedere i toni decisamente fuori luogo utilizzati nella campagna referendaria c’è da chiedersi se mantenere in vita un’associazione che a volte si comporta come un gruppo ultrà abbia un senso. Lo dico anche per rispetto agli ultimi partigiani ancora in vita. Purtroppo, ed è un fatto fisiologico, sono rimasti in pochi. E’ bello che qualcuno sventoli ancora la loro bandiera ma ultimamente si rischiano anche scivoloni, sbandate, brutte figure.

Perché i tesserati, alcuni, Anpi di oggi son molto diversi da chi il partigiano lo ha fatto davvero e assieme al tragico, doloroso e al contempo appassionato ricordo degli anni che hanno salvato l’Italia, si porta dietro anche il senso della misura, la sobrietà, la dignità che oggi sono sentimenti poco di moda. Il loro esempio, mi auguro, travalicherà il tempo e potrà fare a meno, proprio come accade per molte altre idee lontane anche alcuni secoli, di circoli e sezioni, specie di quelle che invece di valorizzare danneggiano il ricordo dei padri della nostra libertà.

Quindi, restituiamo decoro e silenzio ai veri partigiani, lasciamo che le loro, purtroppo sempre più rare voci, ispirino pensieri alti e non pernacchie da avanspettacolo.

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