Quando c’era il reddito di cittadinanza, la storia del Cep

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Negli ultimi mesi quello che è considerato il primo punto del programma del M5S, il “Reddito di Cittadinanza, è diventato sempre più protagonista del dibattito pubblico, spesso con lo scetticismo che accompagna le “novità”.
Quello che non tutti sanno è che uno strumento molto simile al “Reddito di cittadinanza” è stato già sperimentato in passato, in Italia, con esempi di indiscutibile successo.

Alla fine degli anni ’90 il Ministero per gli Affari Sociali sperimentò infatti il “Reddito Minimo d’inserimento” in una ventina di città alle prese con gravi problemi economico-sociali, tra le quali Genova attingendo, se non ricordo male, ai fondi della “Legge Turco”.

Fu così possibile assegnare, a famiglie particolarmente disagiate, un assegno mensile; in cambio i componenti di queste famiglie si sarebbero dovuti impegnare sia a partecipare a progetti per il loro futuro che a fornire, nella misura possibile, assistenza ad altre persone in difficoltà.

I servizi sociali del Comune furono incaricati di identificare le famiglie in condizione di indigenza e disagio sociale.
A Genova il coinvolgimento del mondo del volontariato fu determinante per conseguire, a differenza di altre città, un successo significativo, soprattutto per quanto riguarda i percorsi di reinserimento sociale.
Al Cep, grazie al coordinamento del Circolo Pianacci, fu allestita una “task force” che comprendeva, oltre agli assistenti sociali, anche parroco, medico, farmacista, associazioni territoriali affinché si potesse meglio calibrare l’identificazione di famiglie con “reale” condizione di disagio.

E così, mentre il capofamiglia, con la serenità data dal supporto economico minimo garantito, poteva frequentare i corsi di orientamento al lavoro, altri componenti venivano coinvolti, in funzione delle loro competenze ed attitudini, in altri servizi utili alla collettività.

Ci fu chi si occupò delle manutenzioni di edifici pubblici del quartiere (sedi di associazioni, impianti sportivi), chi dell’assistenza di anziani e disabili a casa, chi di fare la spesa per persone con problemi di motilità, e così via.

In buona sostanza, un percorso virtuoso in cui anziani e altre persone in difficoltà furono aiutate da cittadini cui veniva corrisposto temporaneamente un assegno di povertà.

Il tutto si interruppe un paio d’anni più tardi: il Governo Berlusconi annullò la disponibilità dei fondi per questo progetto.

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