CARO BUCCI, OCCHIO ALLE CADUTE DI STILE

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Lo stile non è sostanza. Ma a volte sì. Capita spesso ormai di leggere le esternazioni del sindaco Marco Bucci e dei suoi assessori. E non si contano più le frecciate e frecciatine a chi li ha preceduti: noi abbiamo investito, invece chi c’era prima… noi a Roma abbiamo ottenuto soldi per la metropolitana, invece chi anministrava prima… noi facciamo tante cose, invece chi c’era prima.

Chissà se è vero. Ma il punto non è nemmeno la verità delle affermazioni.

Invece quando si tratta di riconoscere i meriti di chi c’era prima, in questo caso la giunta di Marco Doria… siete molto più discreti. Come nel caso dell’annuncio sul telelavoro in Comune: toni trionfali come se il merito fosse tutto della giunta Bucci.

Caro Sindaco, ammesso che ci legga, è una questione di stile. Ma anche di sostanza.
È sempre stata consuetudine risparmiare le frecciate ai predecessori che non si possono difendere e non possono replicare. Cosi come chi lascia il Comune esce di scena e non commenta il lavoro di chi lo segue.

Un po’ come, mutatis mutandis (che non c’entra niente con la biancheria intima), quando in America Obama ha lasciato l’incarico e si mordeva la lingua per non criticare Donald Trump. E invece Trump non perdeva occasione per criticare il suo predecessore.

Questione di stile, ma anche di sostanza: si evitano le reciproche critiche per non attirare nelle polemiche personali, nelle invidie e nei rancori anche le istituzioni che si rappresentano.

Non solo. Queste critiche sembrano quasi un segno di insicurezza e di impazienza: si abbassano gli altri per alzare se stessi.

Ci permettiamo di darle un consiglio, Signor Sindaco: abbia fiducia nel tempo. E’ galantuomo: se lei farà bene, come tutti ci auguriamo, le sarà riconosciuto. Chi invece è tutto chiacchiere e distintivo, come diceva il film, viene scoperto.

Criticare chi c’era prima è una questione di stile. Di fair play. Di spirito scout, visto che lei era lupetto.

E alla fine più dei limiti degli altri, rischia di rivelare quelli di chi critica.

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