Sono andata a sentire Carlo Petrini, nel Palazzo della Borsa per UniverCity, un po’ per dovere, perché ci lavoro, e molto per piacere. Lo leggo e lo ascolto da sempre, e mi aspettavo molti dei suoi discorsi: come quello dei peperoni che si coltivano in Olanda mentre i tulipani li piantano in Piemonte nei campi dei peperoni; dei semi che sono per l’80% in mano alle multinazionali e solo per il 20% in mano ai contadini; della gastronomia che non è quel posto dove si compra l’insalata russa ma è economia, geopolitica, chimica, insomma il nostro futuro; dell’overdose di chef in tv, tutti rigorosamente maschi, che girano padelle disseminando perle di saggezza tipo: “questa salsa ha origini nel Medioevo quando era la preferita del generale Radetzky”.

Quello che non mi aspettavo è che per metà del suo discorso ci parlasse del Papa, e invitasse il pubblico in sala ad andare a comprarsi l’enciclica “Laudato sii”, a suo avviso il documento più rivoluzionario di questo secolo (per ora). Parte tutto dalla visita del Papa a Lampedusa, che scuote molti cuori fra cui quello di Petrini. Lui allora scrive un lungo articolo su Repubblica raccontando quando i migranti eravamo noi ed erano i piemontesi, i lombardi e insomma gli italiani a morire di naufragio sul Sirio (salpato da Genova il 4 agosto del 1906 e naufragato davanti a Capo Palos, in Spagna, due giorni dopo, con 500 vittime, ndr) o sul Principessa Mafalda (il nostro Titanic, salpato da Genova l’11 ottobre 1927 sulla rotta Genova-Buenos Aires e naufragato al largo di Salvador de Bahia il 25 ottobre, con più di 300 vittime e 900 superstiti, ndr). E siccome quella nave dovevano prenderla i genitori di papa Bergoglio per emigrare in Argentina, ma solo all’ultimo cambiarono idea e si salvarono la vita, dopo una settimana dalla pubblicazione dell’articolo il Papa telefona a Carlo Petrini per complimentarsi. E’ una telefonata di 40 minuti (a spese del Papa, nota Petrini) e verte su tutto, partendo dalle migrazioni. Alla fine Petrini ringrazia, e gli racconta un aneddoto: nel 1948 sua nonna, che era cattolica ma aveva sposato il fondatore del Partito Comunista di Bra, andò a confessarsi. Il prete, molto discretamente, le chiese per chi avrebbe votato. Lei, fresca vedova, disse: “come avrebbe votato mio marito”. E il prete: “lo sa, vero, che non posso darle l’assoluzione?” E lei: “se la tenga!”. Ebbene a Papa Francesco quella barzelletta è piaciuta tantissmo, e l’assoluzione alla nonna gliel’ha data lui, postuma.

Suonate le campane di mezzogiorno, Carlo Petrini citando Mario Soldati ci ha invitato tutti ad andare a mangiare. Mi sono messa in coda anch’io, dietro a un po’ di signore adoranti, e sono andata a fargli i complimenti e a salutarlo, insieme alla mia amica Mariuccia. Gli ho detto: “Sa una cosa? Noi siamo, o almeno eravamo, due comuniste, ma adesso andiamo a comprarci l’enciclica del Papa”. E lui: “Lo sa che potete anche scaricarla da internet? So che voi genovesi siete un po’ tirchi”. E io: “Non ci penso neanche, io i libri quando posso li compro”. E lui ci ha dato la sua benedizione laica. Siamo andate da Feltrinelli, che per fortuna è aperto la domenica, e non ce l’avevano, l’enciclica del Papa. Forse le avevano esaurite tutte per colpa, o per merito, di Carlo Petrini. E allora sapete cosa facciamo? Ce la compriamo lunedì, dal libraio sotto casa!

 

(la fotografia è di Andrea Leoni)

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