CARIGE, GETTATA TRA LE BRACCIA DI UNA GRANDE BANCA?

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*dal Fatto Quotidiano del 17 gennaio 2019

“Discussioni preliminari con Sga” già avvenute per la cessione di 2,8 miliardi di crediti deteriorati (Npl). Sarebbe nato da qui il terremoto che ha portato alle dimissioni di membri del cda Carige e al commissariamento della banca. Perché, sostengono fonti interne alla banca, “quell’operazione strategica sarebbe stata avviata senza parlarne prima in assemblea e nemmeno, ci risulta, con il cda. Una scelta che sembra stendere un tappeto rosso all’acquisto di Carige da parte di una grande banca italiana, magari Unicredit”.
Ecco i timori dentro la banca, e tra piccoli e grandi azionisti: non tanto, dicono, l’ipotesi Sga (“che potrebbe essere anche vantaggiosa”), cioè la società che si occupa di crediti marci controllata dal Tesoro, ma il fatto che sia stata imbastita in tempi record e senza procedura competitiva. E infine che ora sia gestita dai commissari, un po’ come avvenne per la vendita dei crediti deteriorati di Banca Etruria.
Andiamo con ordine. Il 20 dicembre scorso si tiene un animato cda di Carige. Il presidente Pietro Modiano e l’ad Fabio Innocenzi mettono sul tavolo una bozza (draft) di decisione della Bce. Il Fatto ha potuto consultarla: contiene prescrizioni che il consiglio deve discutere entro 15 giorni. Si parla tra l’altro di “una discussione preliminare iniziata con Sga” per la cessione di tutti gli Npl (i non performing loans, crediti deteriorati) per un valore di quasi 3 miliardi. E qui scoppia il caso: possibile, chiedono diversi consiglieri, che una scelta così strategica non sia stata sottoposta al cda? E perché non c’è stata una procedura competitiva?
Il caso prosegue in assemblea “quando dell’ipotesi Sga non abbiamo sentito parlare”, spiega un socio al cronista. Ecco le rimostranze degli azionisti: “Noi non siamo pregiudizialmente contrari alla scelta, ma dovevamo essere informati perché questa operazione è strategica, ne va del futuro della banca. Secondo, ci chiediamo il perché di tutta questa fretta visto che altre banche come Mps e Unicredit avranno anni per disfarsi degli Npl. La vendita è fissata entro febbraio, prima della comunicazione del piano industriale. Poche settimane per imbastire un percorso tanto complesso”. Il nodo Sga – di fronte ad azionisti e consiglieri sul sentiero di guerra – avrebbe portato quattro consiglieri (tra questi Modiano e Innocenzi) a dimettersi aprendo le porte al commissariamento. E qui, i critici dell’operazione hanno puntato il dito su alcune circostanze. Sga, Società per la Gestione di Attività, è specializzata nella gestione del credito deteriorato ed è detenuta dal ministero dell’Economia. L’ipotesi era quella di comprare in blocco (e senza gara) gli Npl di Carige, garantendo condizioni più favorevoli di quelle del mercato. Ma qualcuno dentro Carige fa notare che Marina Natale, ad di Sga, è stata con Innocenzi in Unicredit, la stessa banca da cui proveniva anche l’ex ad Carige, Paolo Fiorentino. Natale, ricordano le cronache, in Unicredit lavorò anche con Modiano. Niente di illegale, ovviamente. Gianni Barbacetto sul Fatto ha rivelato un altro elemento: c’è un comma della legge di Bilancio 2019 approvata il 30 dicembre che sembra fatto su misura per Carige. Dice che “il ministero dell’Economia è autorizzato ad apportare, con propri decreti, per l’anno finanziario 2019, variazioni compensative tra le spese per la partecipazione italiana a banche, fondi e organismi internazionali” e “le spese connesse con l’intervento diretto di società partecipate dal ministero all’Interno del sistema economico, anche attraverso la loro capitalizzazione”. Insomma, i soldi già stanziati per le banche, per proteggere il sistema finanziario potranno essere spostati per capitalizzare società partecipate dal ministero dell’Economia: come la Sga che avrà nuove risorse per comprare gli Npl Carige.
Ma perché vendere così di corsa 2,8 miliardi di crediti deteriorati? I commissari procedono a tutto vapore nell’operazione: “Carige ha l’obiettivo di ridurre il peso dei crediti deteriorati senza impatti significativi sui ratio patrimoniali”. Ma il timore soprattutto dei piccoli azionisti è quello che il patrimonio di vigilanza possa scendere al punto da spingere Carige tra le braccia di un acquirente per una manciata di euro (volatilizzando gli aumenti di capitale da oltre 2 miliardi sostenuti per un miliardo dai piccoli azionisti). Chi potrebbe essere il cavaliere bianco? Non un fondo di investimento, si dice, che vorrebbe tenere gli Npl. Piuttosto una banca che punterebbe a una Carige già ripulita. Una banca italiana, perché gli istituti nostrani si devono liberare degli Npl. A quel punto acquistare per pochi spiccioli Carige sarebbe un affare. La banca si ritroverebbe ripulita e con 10 miliardi di depositi, 850 milioni di immobili e 1,5 miliardi di crediti fiscali.

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