CARIGE, GENOVA IGNORA IL DESTINO DELLA SUA BANCA?

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Oggi, giovedì 20 settembre, si terrà l’assemblea decisiva per il destino di Carige. La cassaforte dei liguri che custodisce miliardi di risparmi. Una banca cui si appoggiano gli imprenditori della nostra regione per le loro iniziative economiche.

La scelta di una lista piuttosto che di un’altra significherà che la banca si fonderà con altri istituti, forse colossi stranieri, oppure che tenterà di salvarsi da sola. Non vogliamo qui sposare una scelta piuttosto che un’altra. Sono strategie diverse che avranno riflessi importanti su un territorio che ha già perso decine di industrie e di società importanti. Anche banche.

Eppure pare che anche un appuntamento così importante scivoli via senza eccessivi clamori. Genova e la Liguria non se ne interessano troppo, accettano quello che verrà. Come del resto accadde all’epoca di Giovanni Berneschi, quando la banca concedeva centinaia di milioni di finanziamenti, flirtava con la politica e con i nomi che contano dell’economia locale.

I cittadini, ma anche la politica spesso tanto ciarliera. Ci sarebbe poi da chiedersi se gli organi di vigilanza – da Consob a Bankitalia – si siano mossi tempestivamente e con la dovuta decisione. Ai posteri l’ardua sentenza.

Ma qualche domanda sarebbe d’obbligo:

  • chi sono le persone che stanno dietro alle diverse liste? Agiscono per conto proprio oppure sono magari gli apripista di fondi stranieri?
  • qual è il curriculum dei protagonisti del futuro di Carige?
  • tra chi si propone di guidare la nostra banca c’è chi opera attraverso società anonime?
  • c’è qualcuno che in passato ha avuto intoppi giudiziari?
  • quale ruolo ha, nel presente e nel futuro di Carige, una figura come Gianpiero Fiorani? Parliamo dell’ex furbetto del quartierino della banca di Lodi, protagonista delle scalate bancarie del 2005, che oggi è consigliere di Gabriele Volpi (secondo socio della banca).
  • chi si propone per prendere il timone della banca gode di appoggi politici tra gli amministratori liguri?

Non ci sono risposte. Anche perché quasi nessuno ha posto le domande. Gli articoli che hanno sollevato la questione sono stati accolti da un silenzio assoluto.

Oggi si vota. Se poi qualcosa dovesse andare storto, avremo il diritto di protestare?

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