CANTARE FABER TUTTI INSIEME

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STASERA ALLE 18

Giovedì sera siamo andiamo in piazza a cantare Faber. Non è una semplificazione, è proprio quello che succede. Un gruppo spontaneo di giovani (musicisti e non) convoca una suonata di piazza a oltranza, aperta a chiunque, per far risuonare i versi di De André nella nostra Genova. E’ la quarta che accade.

Tutto è iniziato da uno studente appassionato di cinema e musica, Alberto Camardella, che durante l’università a Milano ha scoperto questa iniziativa annuale in omaggio a Faber, alla quale, nel capoluogo lombardo, partecipano migliaia di persone. E come non riproporla a Genova?

Così mesi fa ci siamo seduti sui gradini di piazza San Lorenzo, ed eravamo centinaia. Decine di chitarre, cajon, ukulele, sonagli, un violino. Ci abbiamo dato dentro dalle 20 all’una del mattino, senza pause, raccogliendo le proposte di canzoni che salivano dalla folla. Certi must li abbiamo cantati così forte e così bene da sentire la pelle d’oca. Un signore sulla sessantina, con il suo chitarrino, ci ha detto commosso: “Siamo venuti da Bologna per vedere la città di De André, e ci siamo imbattuti in voi. Grazie di cuore”.
Questa è la Genova vitale e vivifica. Questa è la nostra idea di convivialità, di movida, di sicurezza, di piazza, di arte, di passione, di mescolanza, di spontaneità.
Questa è la Genova parallela, che aggira lo stanco decadimento senza visioni, che rigetta l’inutile odiosa politica di guerra ai poveri, diffusa nei palazzi come nel popolo. Ogni tanto esce allo scoperto, urla al cielo come in un impeto di sdegno e di speranza che “dal letame nascono i fior”, che “siete per sempre coinvolti”, che “non ci sono poteri buoni”. Lì, davanti al Duomo di un tempo passato, riporta la sua “smisurata preghiera” contro ogni comoda maggioranza silenziosa. E lo fa con allegria, come una corte dei miracoli, come una specie di sorriso.

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