Camogli 2009, una groviera di parcheggi

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di Ferruccio Sansa*

La puddinga contro il cemento. Ci sono voluti 30 milioni di anni perché il monte di Portofino si formasse, un ammasso di calcare, argilla e sabbia. Ma adesso gli abitanti del promontorio lanciano un allarme: «In pochi anni il paesaggio rischia di cambiare per colpa della febbre da cemento. E pensare che siamo in un ambiente naturale che tutto il mondo ci invidia», racconta con rabbia Antonio Leverone, pensionato. Sulle barricate Proprio non si aspettava a 68 anni di ritrovarsi sulle barricate, a diffondere volantini e messaggi via mail. E apre la cartella che si porta sempre dietro, tira fuori l’elenco dei progetti che gli stanno fiorendo davanti a casa: «Guardi», dice e punta il dito verso il monte proteso sul mare, verso i palazzi alti e stretti come antichi grattacieli del borgo di Camogli. «Guardi, il paese ha appena 5600 abitanti, ma ci sono più cantieri che in città. Stanno costruendo oltre 400 posti auto e poi un albergo da 7 mila metri cubi, due condomini e un palazzo. Per non dire delle due scuole trasformate in appartamenti. Case, case, ovunque case».La situazione non cambia, spostandosi dall’altra parte del monte, a Portofino. Intorno alla Piazzetta stanno per arrivare un albergo e forse due piani di parcheggi interrati. Insomma, Est oppure Ovest, Camogli o Portofino (entrambe liste civiche vicine al centrosinistra), le scelte politiche non cambiano granché. E anche le polemiche. Troppi lavori Basta camminare per le strade di Camogli per notare ovunque cantieri. «Ci sono i box che scavano il monte come una gruviera, mangiandosi le antiche terrazze dei contadini», sospira Luisa Felletti, una delle pasionarie anti-cemento. Il più clamoroso è il progetto per un nuovo albergo al limitare del borgo storico. Le ruspe stanno scavando per realizzare 60 box sotterranei. Antonio Leverone si avvicina al cartello del cantiere, con il dito sottolinea il nome del progettista, Salvatore Trompetto: «E’ l’ex assessore ai Lavori Pubblici del centrosinistra, dopo un mandato ha lasciato il posto ed è tornato a progettare palazzi». Lui, Trompetto, respinge le accuse: «Quando è stato approvato il piano regolatore, non ero assessore. Le varianti di destinazione d’uso sono state proposte dal centrodestra e approvate, poi, dal centrosinistra».La popolazione è divisa, incerta tra chi vede comunque nel lavoro delle gru un’occasione per il futuro e chi teme che di veder rovinato l’ambiente, la più importante risorsa di Camogli. Luca non ha dubbi: «Tre palazzi e qualche box non rovinano la natura. E avere un posto auto migliora la mia qualità di vita». Marina: «Ci stiamo vendendo l’anima per quattro soldi».Così in Liguria (la Regione che in 15 anni si è mangiata più verde di qualunque altra, il 45 per cento del territorio ancora libero) il cemento divide, crea situazioni paradossali: «A Camogli la maggioranza è di centrosinistra e l’opposizione di centrosinistra», sorride Luisa Felletti, candidata di una lista civica progressista (guidata dallo scrittore Silvio Ferrari) che oggi è all’opposizione insieme con il centrodestra.
Difficile orientarsi.Altra curva, altro progetto: nello spazio liberato dalle Ferrovie sorgeranno due condomini e un palazzo per uso pubblico, più gli immancabili box. Ancora un tornante ed ecco le due scuole dove ha studiato metà della gente di Camogli: le suore Giannelline e Somaschine le hanno vendute e ora ecco due condomini.
Leverone sbotta: «Tutte case per i turisti, piene ad agosto e vuote d’inverno. Qui i prezzi superano i 10 mila euro al metro, noi abitanti non possiamo permetterceli, il paese d’inverno sembra un villaggio di fantasmi».Non basta: «Seguendo la Ruta, la strada che percorre il cuore del monte e collega Camogli a Santa Margherita, si incontra un intero villaggio in costruzione in una zona che a noi risulta non edificabile. Come è possibile che avvengano queste cose in una zona unica al mondo?», accusa Federico Anghelé del direttivo di Italia Nostra. Pugno negli occhi Anche Portofino sta cambiando, interventi magari modesti, ma siamo in un paese di 500 abitanti, dove una nuova casa cambia il paesaggio. Le prime polemiche sono arrivate quando nel cuore del porticciolo è stato rifatto un antico muro, un intervento che non passa proprio inosservato: «Abbiamo migliorato la situazione utilizzando la pietra del posto», sostengono in Comune. Ma gli abitanti storcono il naso: «E’ un pugno negli occhi, soldi cacciati via per un intervento senza senso».Ma è soltanto l’antipasto: presto potrebbe arrivare il definitivo via libera a un albergo da 3 mila metri cubi e 30 stanze che nascerebbe proprio all’ingresso del borgo. «Piace ai portofinesi, la gente è d’accordo», taglia corto il sindaco Giorgio Devoto. Vero, in parte. Su 20 persone interpellate dal cronista 10 sono contrarie e 10 favorevoli. Parità.
Intanto la Liguria conferma il suo strano record: 65 mila case vuote (più di qualunque Regione d’Italia in rapporto agli abitanti) e progetti per costruire ancora tre milioni di metri cubi di palazzi lungo la costa.

*da La Stampa, 10 febbraio 2009

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