Buscar el levante por el poniente

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unica

di Anna Viendalmare

Savona, Piazza Mameli, le 10 di sabato mattina. All’ancora alla Torretta, Costa Diadema e Costa Fascinosa vomitano croceristi vogliosi di vacanza sotto i portici di via Paleocapa. Alcuni partecipano al primo Walking tour offerto dalla nuova sindaca e dalla regione, scopriremo più tardi dal Tg regionale. Altri vagano alla ricerca di qualcosa da fare e da vedere.  Una graziosa signora spagnola con tre bambine mi ferma e mi chiede: “Disculpe,  Plaza Ferrari o De Ferrari?”
Io, che da trent’anni viaggio fra Genova e Savona con ogni mezzo e a ogni ora, sulle prime sorrido e mi preparo a rispondere con gentilezza nel poco spagnolo da traduttore Google che so. Poi rifletto: “De Ferrari? Està segura?”
“Sì sì – fa la signora- una plaza muy grande”.
Io – che sono cresciuta nell’odio contro i genovesi che ci hanno interrato il porto e spianato il duomo e poi sono finita a viverci e a lavorarci, in casa nel nemico – proprio non riesco a credere che si possa buscar el levante por el poniente ancora una volta.
Ritento: “Senora, Plaza De Ferrari està  en Genova, aquì estamos en Savona”.
Mi guarda smarrita, forse non le è chiara la differenza.  Le bambine, intanto,  scalpitano e stiamo bloccando il traffico.
Mi affretto: “Y qué busca usted en Plaza De Ferrari?”
“Nada, por hacer una vuelta… ”
E lì mi si apre un mondo: potrei raccontarle la storia della campana dei caduti, proprio dietro di loro, che suona tutte le sere alle 6 e la gente si ferma per rispetto; o dirle che a Savona abbiamo la Cappella Sistina proprio come a Roma, perché noi a Savona abbiamo avuto due papi, e a Genova uno solo che non se lo ricorda nessuno; o portarla in via Pia a mangiare la farinata di grano, che quella si mangia solo a Savona, o la focaccetta con le fette, o il frappé di piazza Chabrol; o ancora parlarle di Sandro Pertini, lui sì che era un grande presidente, che era di queste parti e mia nonna lo conosceva e ha lasciato la sua collezione al Priamar… ah sì,  il Priamar,  l’unica fortezza al mondo che ha i cannoni girati verso la città e non verso il mare, perché il nemico invasore…….
Troppo tardi, il tempo stringe e lo spagnolo mi manca: alle mie spalle parte una raffica di clacson, ma insomma signora si dia una mossa, metto la marcia e parto, faccio solo in tempo ad accennare a un saluto: “Adios Senora, que vaya con Dios, nos veremos en Genova!”

1 COMMENTO

  1. Incontentabili, il primo giorno delle guide, sindaca della società civile (che palle, non la reggono più sta società civile menata per ogni dove) e assessora giornalista scrittrice di serial killer uno svarione poteva starci. A bordo avranno detto che el Toti da Genova, la Cavo da Genova e questa (spagnola?) ha pensato sono a Genova. Spagnola? Segura annaviendalmare? Mica sarà stata erede dei beciancilli? O di Vigo morasso? I genovesi, noi esportati qui nella superba (nell’attuale rumenta e clima grigio che ricorda il peggiore degli anni settanta), lo sappiamo, sono strani. Pittimosi, soprattutto quelli del centro. Un po’ come i savonesi e sono riusciti pure a taroccarci la frase della Madonna al beato Botta…

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