Breve abbecedario di Genova/4

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Macaia
Forse una parola d’origine greca (da malakia, languore) che indica un clima di bonaccia umida che opprime il Golfo di Genova quando spira il vento di Scirocco (lo stesso vento che talvolta trasporta la sabbia del Sahara sulla citta, rovesciando piovaschi magicamente dorati): un’afa meno calda. Quando non si ha voglia di lavorare, la macaia è un’ottima ragione per spiegare una certa spossatezza e indolenza assai poco produttive. Né gli spagnoli, né le Partecipazioni Statali, il declino forse è causato da troppi giorni di macaia (che il riscaldamento globale sembra aumentare). A questo punto, meglio vedersi con gli amici per un aperitivo con un buon vino bianco e un po’ di focaccia: la crisi in Italia e a Genova è comunque ancora estremamente confortevole, oggigiorno ben pochi partirebbero a pescare corallo in Africa.

Monte Rexia
Il punto più alto del territorio del Comune di Genova con 1181 metri di altitudine, si trova ad ovest della città, al confine con il Piemonte e il comune di Arenzano. Dalla vetta si vede il mare e nelle giornate limpide la Corsica. Ai piedi del monte, oltre la delegazione di Voltri, si staglia la superficie sterminata del terminal per i container, VTE (Voltri Terminal Europa) inaugurato nel 1992. Nel 1991 era impossibile non rimanere ipnotizzati dalla gigantesca colonna di fumo nero della petroliera Haven, che bruciò per quattro giorni per poi affondare nel tratto di costa tra Voltri e Arenzano. Da anni si discute se realizzare una piattaforma off-shore per le petroliere, un rubinetto al quale attaccarsi per poi pompare il greggio attraverso tre chilometri di condotte subacquee, fino al terminal di Multedo. La giurisdizione di un porto è sempre più vasta, includendo anche la protezione dei delfini e delle balene che incrociano le rotte dei mercantili. Ad est, sopra Nervi, il monte Fasce di 838 metri conclude il rilievo appenninico genovese, di fatto una muraglia verticale che impedisce lo sviluppo (per coltivare un po’ di frutta e ortaggi, i liguri da millenni hanno segmentato le pendenze costruendo terrazzamenti trattenuti da muri a secco, le fasce). Le pendici del Fasce sono brulle, coperte di pochi arbusti: gli alberi sono stati usati nel Medioevo per costruire navi. Il mare è l’unica via di fuga e spazio di sviluppo possibile. Come in Olanda o a Singapore, Genova può crescere solamente davanti alla costa, scavando monti e colline, oppure dragando il fondo, e rendendo l’acqua solida. Forse per questa affinità geografica, la Singapore Port Authority ha ricevuto in concessione, già nel 1998, l’intero terminale di Voltri.

Rivalta Scrivia
La Liguria non può soddisfare la fame di orizzontalità generata dl volume crescente dei traffici portuali. A Rivalta Scrivia, appena oltre la catena degli Appennini, si trova il più grande (e il primo) interporto italiano, dove le merci, che arrivano da Genova e da La Spezia aspettano di ripartire su camion o treni. Il temine inglese che definisce l’area di 45 ettari è dry port, porto secco. La proprietà è di una società belga. Per far sgorgare le merci bloccate dalle scarse connessioni verso il Nord, dal 1991 si parla di perforare le montagne e creare un Terzo Valico ferroviario. I lavori sono iniziati nel 2013, ma si ignora quando il progetto sara concluso. Se l’ampliamento del canale di Panama e la realizzazione di una nuova via di navigazione tra Pacifico e Atlantico attraverso i laghi del Nicaragua, finanziata dalla Cina, saranno più rapidi, il valico è destinato ad essere obsoleto prima dell’inaugurazione.

 

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