Breve abbecedario di Genova e del suo porto/2

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Delegazione
La Genova attuale nasce nel 1926 accorpando diciannove municipi autonomi, attraverso un Regio Decreto fortemente voluto da Mussolini. Una serie di località della costa, ossia piccoli villaggi di pescatori, e località rurali collocate lungo i due torrenti principali (Bisagno e Polcevera), vennero incorporate nel territorio comunale, riorganizzando poi la fornitura di servizi pubblici attraverso dodici delegazioni. I comuni annessi erano Apparizione, Bavari, Bolzaneto, Borzoli, Cornigliano Ligure, Molassana, Nervi, Pegli, Pontedecimo, Prà, Quarto dei Mille, Quinto al Mare, Rivarolo Ligure, San Pier d’Arena, San Quirico, Sant’Ilario Ligure, Sestri Ponente, Struppa e Voltri. Con un atto amministrativo nacque quindi una curiosa citta lineare, lunga trentadue chilometri, schiacciata dalla dorsale appenninica a nord e dal mare a sud. Dopo quasi un secolo, l’appartenenza ai comuni originari è ancora sentita fortemente (pure gli accenti sono ben riconoscibili) anche se la composizione sociale è mutata, soprattutto a causa degli stravolgimenti provocati dall’industrializzazione del secondo dopoguerra. Il Ponente (a Ovest del Porto Antico) ha visto l’espansione degli attracchi portuali e la creazione di una grande area dedicata alle acciaierie dell’Italsider, attraverso giganteschi riempimenti della costa. Il Levante invece ha mantenuto un carattere più rivierasco, quasi balneare. Per le strade dei vecchi borghi ponentini si intuiscono frammenti di lungomare e di luoghi di villeggiatura, che oggi sono a oltre un chilometro dall’acqua. Così come gli spagnoli insolventi sarebbero stati la causa del declino della Superba, per gli abitanti di San Pier d’Arena, Cornigliano, Sestri Ponente, Pegli (dove è nato Renzo Piano) e Voltri, le Partecipazioni Statali con la decisione di collocare la siderurgia nazionale a Ponente hanno distrutto la possibilità di essere piacevoli come Quarto, Quinto, Sant’Ilario (dove si trovano le ville di Beppe Grillo e Gino Paoli) o Nervi.

Dragut
O anche Turghud Alì, Turghut Reis, Darghout Rais, Turhud Rais, Dargut, corsaro ottomano, responsabile di numerose razzie sulle coste italiane nella meta del XVI secolo. Già nel 900, i pirati saraceni avevano saccheggiato a più riprese Genova, portandosi via numerosi prigionieri rivenduti poi come schiavi. Si pensa che i camminamenti aerei e i ponticelli arcuati che collegano i palazzi del centro storico della città servissero per bersagliare dall’alto gli invasori (con olio bollente?). Il mare per i liguri e i genovesi è un male necessario, una fonte di ricchezza ma anche una causa di sofferenze, con cui interagire con circospezione. Dal mare arrivano gli invasori o le flotte nemiche – quella del Re Sole, che bombardò la città tra il 19 e il 25 maggio 1684, con oltre 8000 proiettili o quella britannica dell’operazione Grog che il 9 febbraio 1941 colpì pure la cattedrale di San Lorenzo (un enorme ogiva inesplosa da 381 mm è conservata nella navata destra a prova della grazia ricevuta). Oppure il mare si porta via parenti e amici: visitare i santuari liguri è istruttivo per rendersi conto della frequenza di affondamenti e incidenti marittimi, rappresentati negli ex-voto. Questa memoria inconscia spiega forse la diffidenza dei liguri per i “foresti”, quelli di fuori. Gli stranieri sono percepiti come minacciosi, o ancora peggio, non mostrano il sufficiente timore per le insidie marine. Lombardi e piemontesi che calano d’estate in spiaggia sono equanimamente disprezzati sulle due riviere invase: a Ponente, i mandrogni di Asti, Alessandria e Torino, a Levante, i bauscia, quasi inevitabilmente milanesi o brianzoli, tutti accomunati da una certa insousciance infantile poco raccomandabile (“fai il figo con la mascherina e il boccaglio tra gli scogli, tanto poi, ci pensano le murene”).

Diga Foranea
Quando si naviga, perché si possa attraccare e poi ripartire, bisogna che l’acqua sia calma. Un porto si compone di opere di ingegneria ciclopiche che hanno l’obbiettivo di sedare la natura, addomesticando un elemento irrequieto, il mare. Davanti alla costa di Genova si staglia una lunga linea, che si legge molto bene sorvolando la città in aereo. Si tratta della Diga Foranea, una grande muraglia di quasi quattro chilometri costruita all’inizio del XX secolo. Da un lato l’acqua è tranquilla. Dall’altro c’è il mare aperto, che scatena occasionalmente la sua forza, come nella mareggiata storica del 1955 che ne distrusse un tratto di 450 metri. L’acqua calma del porto è lurida, verdastra, popolata di cefali, che come i piccioni a piazza San Marco a Venezia, sono nutriti dal pane delle torme di turisti che si aggirano per il Porto Antico. Dall’altro lato della diga l’acqua può essere molto limpida, frequentata da pescatori di frodo, che trovano addirittura astici, chiamati a Genova, chissà perché, Longobardi.

Franchi
I liguri sono avari, non è un mito. I popoli di commercianti si portano questa nomea, i Catalani e gli Olandesi per esempio, in fondo abbastanza meritata. In genovese le vecchie lire si chiamavano franchi, a rimarcare la natura degli scambi internazionali dell’economia della città. Si sostiene che Genova abbia inventato la banca (il banco di San Giorgio), gli assegni e le cambiali: soluzioni tecniche inventate per controllare le transazioni tra denaro e merci in un sistema mercantile che si estendeva dallo stretto di Gibilterra sino al Mar Nero, e che era spesso sotto la minaccia di pirati e avversari militari.
Il temine più corretto forse è quello di “parsimoniosi”, ossia attenti a come spendono. Se si crede all’equazione “il tempo è denaro”, questo spiega una certa lentezza bradisismica nei processi di trasformazione. Le grandi opere in corso oggi nel porto erano già delineate nel piano regolatore portuale, iniziato nel 1995 e conferito a un super-gruppo di urbanisti composto da Bernardo Secchi, Marcel Smets, Manuel de Solà-Morales e Rem Kooolhaas. Ridendone amaramente, i genovesi si vantano della propria metropolitana sotterranea, la linea più corta, e la più lenta ad esser realizzata, al mondo.

 

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