BASTA MANGANELLI A GENOVA

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La prima cosa da chiedersi è se sia stato giusto concedere una piazza a un partito politico, questo è CasaPound, dove esponenti di vertice parlano apertamente di fascismo. In una città dove il sindaco fa il pesce in barile quando i suoi consiglieri comunali vanno con il Tricolore a commemorare i morti fascisti di Salò.

Essere fascisti è molto grave. Non avere neanche il coraggio di dire cosa sei è anche penoso.
Ma poi bisogna parlare di ieri. Qualcuno dice che CasaPound avesse il diritto di fare quel comizio che era palesemente e volutamente provocatorio. Ognuno ha la propria idea. Ma la città e i cittadini avevano almeno altrettanto diritto di protestare e manifestare rabbia. Rabbia e dissenso anche profondo sono il sale delle democrazia, soprattutto in un Paese dove chi governa ignora il dissenso. Dove non si può più esporre nemmeno un lenzuolo. Il dissenso è rabbia, urla. Deve essere forte (mai violento), perché il potere è forza e a volte diventa sopruso.
E qui bisogna parlare delle forze dell’ordine. Chi scrive ha assistito a tutto quello che è successo in piazza Marsala. Vero, i manifestanti hanno tentato un (impossibile) sfondamento. Vero, la protesta è stata dura (e, da parte di alcuni, violenta). Ma polizia e carabinieri, che all’inizio parevano avere la situazione sotto controllo, alla fine hanno reagito picchiando selvaggiamente manifestanti e persone che non c’entravano niente. Perfino un cronista che è stato preso a manganellate e calci mentre era a terra.
Come si fa a non capire che Genova ha settant’anni di storia antifascista che non possono essere cancellati da un colpo di spugna del sindaco Bucci?
Come si fa a non notare una diversa misura nell’applicazione delle leggi verso chi è politicamente vicino al Governo e verso chi invece lo contesta? Una disuguaglianza che alimenta soltanto la rabbia.
Soprattutto: come possono le forze dell’ordine picchiare la gente proprio nella città del G8, dove polizia e carabinieri – ma tutta la nostra Repubblica – hanno vissuto forse le pagine più brutte della loro storia? Una vergogna che è rimasta in buona parte impunita per silenzi e omertà da parte di ‘servitori’ dello Stato.

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